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Venerdì 22 Settembre 2017 | 15:42

Negato danno patrimoniale a tarantina perché studentessa

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di Katia V. che, rimasta coinvolta in un incidente stradale, oltre al danno biologico, rivendicava anche il diritto al danno patrimoniale per le pulizie che saltuariamente faceva in casa: chi studia ha troppo poco tempo da impiegare nel lavoro
ROMA - Meno soldi di risarcimento agli studenti delle scuole superiori in caso di incidente. «Impegnati come sono con lo studio», infatti, a loro resta «ben poco della giornata lavorativa» per svolgere una qualsiasi altra attività. Dunque, in caso di incidenti, non hanno diritto al danno patrimoniale, proprio di chi svolge un lavoro. Lo ha sancito la Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso di Katia V., studentessa delle scuole superiori al quarto anno dell'Istituto tecnico commerciale Bachelet di Taranto che, rimasta vittima di un incidente stradale, oltre al danno biologico, rivendicava anche il diritto al danno patrimoniale per le pulizie che saltuariamente faceva in casa.
Per la Suprema Corte, per uno studente non ancora ventenne, «la frequenza dei corsi di studio della scuola media superiore non può che essere assorbente dell'attività fisica e psichica di una persona per una gran parte della giornata lavorativa, per cui resta ben poco della giornata stessa per la possibilità dell'espletamento dell'attività anche della casalinga, considerata quest'ultima non come esaurientesi nel compimento delle sole faccende domestiche, ma concretantesi soprattutto nel coordinamento dell'intera vota familiare».
A Katia, in seguito ad uno scontro con un automobilista avvenuto nel marzo del '97, era stato accordato, dal Tribunale di Taranto, marzo 2002, un risarcimento pari al 100% per il danno biologico da invalidità temporanea , oltre alle spese mediche sostenute. Spiccioli secondo la studentessa che sosteneva di avere diritto anche al riconscimento del danno patrimoniale per la sua saltuaria attività di casalinga dopo lo studio.
La Terza sezione civile (sentenza 26080), sul punto, ha respinto il ricorso della studentessa, ribadendo come «la frequenza dei corsi di studio della scuola media superiore non può che essere assorbente dell'attività fisica e psichica di una persona non ancora ventenne».
E poi, hanno rilevato ancora i supremi giudici, «nel periodo successivo all'incidente» la ragazza «era stata aiutata nelle faccende domestiche da una sorella sposata, così dimostrandosi l'inesistenza del danno patrimoniale».

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