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Lunedì 25 Settembre 2017 | 04:42

La mafia barese all'assalto di portavalori

Il Gis sta compiendo irruzioni in diverse basi dei malavitosi che tra nord-Bari, sud-Foggia e Cosenza rapinavano con tecnica militare i furgoni di trasporto di denaro
La mafia barese all'assalto di portavalori
BARI - Una quindicina di provvedimenti restrittivi a carico di presunti componenti di un'associazione mafiosa specializzata negli assalti a furgoni portavalori viene eseguita in Puglia e in altre città d'Italia da carabinieri del Comando provinciale di Bari e del Gruppo intervento speciale (Gis). Questi ultimi stanno compiendo irruzioni nelle basi logistiche del sodalizio.
I provvedimenti sono emessi dal gip del Tribunale di Bari su richiesta del sostituto procuratore inquirente della Dda barese Domenico Seccia, che contesta a vario titolo agli arrestati i reati di associazione mafiosa, detenzione di armi da fuoco e rapine. Gli assalti ai furgoni portavalori attribuiti agli indagati sono stati compiuti in diverse regioni italiane con tecnica militare.
A quanto si è potuto sapere, le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Bari e dei carabinieri sono state avviate dopo l'arresto di sei pregiudicati calabresi che il 13 marzo scorso, alla periferia di Corato (Bari), in contrada Colonnella, furono trovati in possesso di numerose armi (nove kalashnikov, una carabina e due pistole), 3.000 munizioni, giubbotti antiproiettile, abbigliamento mimetico, ricetrasmittenti e due automobili rubate di grossa cilindrata dotate di lampeggianti e con gli abitacoli rinforzati con lastre di ferro.

I provvedimenti cautelari eseguiti sono 16 e riguardano un'associazione mafiosa strutturata su due articolazioni operative, composte rispettivamente da malfattori calabresi legati ad un cosca operante nella provincia cosentina e da pregiudicati del nord Barese e del sud Foggiano vicini al clan mafioso Piarulli-Ferraro, che opera a Foggia e nella provincia dauna.
Secondo le indagini, il sodalizio impiegava negli assalti ai furgoni blindati una particolarissima tecnica da guerriglia consistente nella chiusura al traffico di un'area dell'arteria stradale interessata al transito dei mezzi portavalori, nel successivo accerchiamento del mezzo contro il quale i rapinatori sparavano anche centinaia di proiettili con fucili mitragliatori d'assalto, e con l'apertura delle lamiere del blindato con motoseghe a scoppio. Una volta prelevato il bottino dal furgone il commando fuggiva a bordo di autovetture rubate.
Dall'inchiesta della Dda emerge la meticolosità adottata nella predisposizione dei dispositivi di preparazione dell'assalto, frutto di continui sopralluoghi nelle aree prescelte, studio degli itinerari dei portavalori, e la tempistica estremamente ridotta per l'intervento che non andava mai oltre i sette-otto minuti.

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