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Sabato 23 Settembre 2017 | 11:25

«L'Europa, un lottatore senza muscoli»

La debolezza si evidenzia nella politica euromediterranea. Durante un seminario a Lecce si sottolinea la necessità di rafforzare il dialogo a dieci anni da Barcellona
LECCE - L'Europa in politica estera è come un lottatore senza muscoli: ad Est non è stata capace di realizzare una politica di vicinato e ha fatto l'allargamento mentre a Sud, verso i Paesi del Mediterraneo dove l'allargamento non sembra possibile, è rimasta indietro rispetto alla possibilità di sviluppare un dialogo in quest'area che è cruciale per l'Unione Europea. A questa debolezza della politica euromediterranea si sono aggiunti due fattori di rallentamento: il terrorismo internazionale e i flussi migratori. E' su questa traccia che si è sviluppato oggi a Lecce un seminario sulla politica euromediterranea dell' Italia, in gran parte dedicato all'analisi dei risultati raggiunti a dieci anni dalla dichiarazione di Barcellona che puntava ad avviare un processo di dialogo tra i Paesi delle due sponde.
Il seminario organizzato dalla Fondazione Bettino Craxi e dall'associazione «Identità e dialogo» si è svolto proprio nei giorni in cui si celebra il decimo anniversario della dichiarazione di Barcellona e nella città spagnola si conclude il primo vertice euromediterraneo, con risultati che appaiono modesti anche per l'assenza di numerosi leader della sponda sud. All'incontro di Lecce hanno partecipato il presidente dell' Istituto per gli studi di politica internazionale, Boris Biancheri, il presidente della Fondazione Bettino Craxi, Stefania Craxi e, fra gli altri, il sindaco di Lecce, Adriana Poli Bortone ed esperti di politica internazionale.
Per Stefania Craxi, che ha introdotto i lavori, l'assenza dal vertice di Barcellona dei leader del Sud è lo scotto che si paga «dopo anni di propaganda sul conflitto di civiltà.
«Per Craxi, però non esiste per l'Italia altra possibilità per potersi sviluppare che quella di collegarsi con i Paesi del Mediterraneo e quindi quelli del vicino e medio Oriente che intreccia i suoi destini con l'Italia da più di duemila anni». «L' Italia - ha aggiunto - ha un tessuto di piccole e medie aziende che fanno fatica a confrontarsi con le grandi aziende internazionali ma facilmente si possono confrontare con i mercati e le aziende del Medio Oriente».

Sulla necessità del dialogo si è detto d'accordo anche Biancheri per il quale l'Italia non può che essere al centro di una politica euromediterranea e anzi deve prendere l'iniziativa e fare da traino per il resto dell' Europa. Il problema è che, secondo Biancheri, la configurazione di una politica euromediterranea non è cosa facile e lo dimostrano i risultati «misti e a volte deludenti» raggiunti a dieci anni dalla dichiarazione di Barcellona.
Biancheri individua in tre punti fondamentali ciò che non ha funzionato. Innanzitutto - ha detto - è mancata da parte dell' Unione Europea una «efficace politica estera di vicinato» che ha portato ad Est ad una politica di allargamento che ha evidenziato i suoi elementi di criticità con la Turchia. A quest'ultimo Paese, infatti, secondo Biancheri, «è stato proposto un ingresso in Europa in tempi irrealistici creando problemi tra gli Stati dell' Unione».
Un secondo problema, per Biancheri, riguarda la difficoltà a comunicare tra i Paesi delle due sponde del Mediterraneo e in particolare tra quelli della sponda Sud. «In Egitto non si sa quello che succede in Tunisia o in Marocco, certo si conoscono i grandi avvenimenti, ma non la vita quotidiana, le opportunità, il turismo, la cronaca, o lo sport, cioè tutto il tessuto sociale». Per questa ragione Biancheri (che è anche presidente dell'ANSA) ha sottolineato l'avvenuta creazione dell'agenzia di informazione ANSAmed, che ha realizzato una partnership con 18 agenzie nazionali dei Paesi del Mediterraneo per raccogliere e doffondere informazioni e comunicare quello che si fa non solo all'esterno ma all'interno dell' area. «ANSAmed - ha detto - serve a permettere che in Marocco si sappia quello che succede in Giordania e non solo quello che succede a Washington». Il terzo aspetto di complicazione, per Biancheri, è rappresentato dal terrorismo e dai flussi migratori che hanno assorbito «enormemente l'attenzione degli Stati nazionali spostandola sul tema della sicurezza a scapito della cooperazione».

Un tema centrale questo anche per Poli Bortone secondo cui in questi anni la politica europea «ha dimenticato il Mediterraneo che si è sempre più impoverito». Per Poli Bortone c' è stato molto più lo sforzo dei singoli, della piccola cooperazione tra città che non una politica complessiva nel Mediterraneo. E' il modo invece - secondo il sindaco di Lecce, che è anche europarlamentare - di trovare «tutte le forme, sociali, culturali, politiche e di cooperazione per invertire questa tendenza».

Paola Laforgia

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