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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 11:30

Puglia - Case alloggio per immigrate

Il progetto attuato da Italia Lavoro su incarico del Ministero del Welfare e finanziato dal Fondo Sociale Europeo ha realizzato 4 centri per 85 donne e 30 bambini
BARI - Quattro case alloggio attivate, 85 donne e 30 bambini, provenienti per lo più da paesi del bacino del Mediterraneo, coinvolti. Sono questi i primi risultati in Puglia di un progetto, attuato da Italia Lavoro su incarico del Ministero del Welfare e finanziato dal Fondo Sociale Europeo, illustrati oggi a Bari nella sede della giunta regionale. Il progetto ha realizzato un'azione mirata all'accoglienza e all'integrazione della parte di popolazione immigrata svantaggiata, composta da donne anche con minori al seguito.

La prima esperienza è partita nel novembre 2004 all'Istituto Maria Cristina di Savoia a Bitonto, seguita dalle successive tre case realizzate in partenariato con l'associazione giovanile Cappuccini onlus di Bisceglie, il Cnipa Puglia di Bari e l'associazione Unisco Network per lo sviluppo locale di Bari. Tra Puglia, Campania e Sicilia sono state 10 le case alloggio attivate e 200 le donne e 58 i bambini interessati dall'iniziativa. La coordinatrice di progetto Silvia Medici ha illustrato, insieme al responsabile pugliese di Italia Lavoro, Livio Tenerelli, i primi riscontri sul campo.

«Ci siamo rivolti - ha spiegato - a donne immigrate, rifugiate politiche, richiedenti asilo, donne in grave stato di disagio, in gravidanza o con parto negli ultimi sei mesi e donne sottratte alla tratta finalizzata alla prostituzione. Per noi accoglienza non è solo offrire un tetto, ma anche formazione per permettere futuri sbocchi professionali. La metà delle donne ha già completato il percorso formativo con 400 ore di formazione di corso base, integrabile con corsi specialistici per operatrici turistiche, badanti o sarte».

All'incontro ha partecipato anche l'assessore ai servizi sociali del Comune di Bari, Susi Mazzei. L'assessore al Mediterraneo della Regione Puglia, Silvia Godelli ha sottolineato come «l'offrire punti di riferimento sicuri a donne di origine straniera sarà un salto di qualità per le politiche di accoglienza, per i tanti e le tante che nei prossimi anni arriveranno nelle nostre terre. Perchè c'è una crescita di mobilità nel Mediterraneo, causata sia da squilibri nello sviluppo, che da conflitti armati in corso e anche da fenomeni criminali organizzati per la vendita del corpo delle donne».

«Per ora - ha aggiunto - possiamo intervenire sui fenomeni immigratori dovuti alle fughe umanitarie da fenomeni di sottosviluppo e dalle guerre, ma è molto difficile intervenire su chi arriva qui e vuole sfuggire dalle mani di chi sfrutta i corpi delle donne. Per questo abbiamo bisogno di collaborazione e di spezzare la rete delle complicità: chiediamo ai pugliesi di collaborare con le istituzioni per arrivare a risultati concreti».

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