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Venerdì 22 Settembre 2017 | 04:52

Bimba Città di Castello, la madre torna dal Gup martedì

Per Tiziana Deserto, di Manduria (Taranto), la procura di Perugia ha chiesto il rinvio a giudizio per concorso in omicidio e violenza sessuale, nonchè per maltrattamenti, in relazione alla morte della figlia Maria Geusa
PERUGIA - Tornerà davanti al gup di Perugia martedì prossimo, e non il 20 dicembre come era inizialmente previsto, Tiziana Deserto, la trentaduenne di Manduria (Taranto) per la quale la procura di Perugia ha chiesto il rinvio a giudizio per concorso in omicidio e violenza sessuale, nonchè per maltrattamenti, in relazione alla morte della figlia Maria Geusa.
Il procedimento riprenderà davanti al giudice, Claudia Matteini, che si è occupata dell'intera udienza preliminare a carico della donna.
Dopo avere condannato all'ergastolo Giorgio Giorni, l' imprenditore accusato di avere violentato e ucciso la bambina, all'età di due anni e sette mesi, lei stessa si era però dichiarata incompatibile a proseguire il procedimento rimettendo gli atti al presidente del tribunale di Perugia. Questo ha tuttavia respinto l'istanza di astensione ritenendo che il giudizio può proseguire davanti alla stessa Matteini.
Nel frattempo la Corte d'appello del capoluogo umbro ha deciso che è inammissibile l'istanza di ricusazione proposta il 15 novembre dalla Deserto dopo uno scontro con il gup durante le sue dichiarazioni spontanee.
«Prendo atto di quanto deciso dal presidente del tribunale» ha detto oggi, il difensore della donna, l' avvocato Gianni Zaganelli. Il legale ha poi annunciato che sarà la sua assistita a scegliere quale condotta adottare martedì. «La dottoressa Matteini - ha affermato l'avvocato Zaganelli - conosce già gli atti della vicenda ed ha espresso la sua opinione con la sentenza a carico di Giorni. Mi chiedo come possa esprimersi sulla Deserto dopo essersi dichiarata lei stessa incompatibile».
Il legale ha poi sottolineato come quello della madre di Maria sia «il primo caso nel quale vengono contestate accuse tanto gravi da portare alla condanna all'ergastolo, senza che sia stata fatta praticamente istruttoria». «Il reato di concorso in omicidio volontario - ha aggiunto - venne infatti formalizzato già nel corso dell'udienza preliminare».
Accuse che la Deserto ha però sempre respinto, sostenendo di essersi solo fidata di Giorni che all'epoca dell'omicidio, avvenuto a Città di Castello nell'aprile del 2004, era datore di lavoro del marito e suo amico.

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