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Martedì 26 Settembre 2017 | 22:09

Sciopero generale, in 10.000 sfilano a Bari

Almeno il doppio, secondo gli organizzatori; meno di 8.000, secondo le forze di polizia, hanno partecipato a al corteo organizzato da Cgil, Cisl e Uil
BARI - Circa 10.000 persone (almeno il doppio, secondo gli organizzatori; meno di 8.000, secondo le forze di polizia) hanno partecipato a Bari al corteo che, organizzato da Cgil, Cisl e Uil, da Piazza Castello ha attraversato le vie del centro per poi convergere in piazza Prefettura, dove si è tenuto il comizio conclusivo contro la finanziaria messa a punto dal governo Berlusconi. La manifestazione si è tenuta in concomitanza con lo sciopero generale indetto per oggi dalle organizzazioni sindacali: secondo la Cgil, l'adesione dei lavoratori all'astensione dal lavoro va da una media del 70% della provincia di Brindisi al 90% di quella di Foggia.
Tra i numerosi rappresentanti delle amministrazioni che hanno partecipato al corteo, c'erano il presidente della Regione, Nichi Vendola, il sindaco di Bari, Michele Emiliano, parlamentari, assessori e consiglieri regionali Ds e Prc.
«Non posso che essere qui, al fianco dei sindacati dei lavoratori - ha detto Vendola - per protestare contro una finanziaria che chiude il ciclo nefasto delle finanziarie del governo Berlusconi che hanno sfiancato il paese, impoverito i ceti medi e precarizzato il mondo del lavoro».
«Lo sciopero è un segnale importante - ha commentato il segretario regionale di Rifondazione comunista, Nicola Fratoianni, durante la manifestazione - al governo, ma anche all'Unione. Bisogna costruire da subito ipotesi alternative che sappiano rimettere al centro quello che sembra il grande assente nel nostro paese, il lavoro, sul quale questa Repubblica dovrebbe essere ancora fondata». «Il paese non ne può più di questo governo e delle sue scelte dissennate - dice la parlamentare Alba Sasso - e tutta questa gente ne è la testimonianza. Ci sono in finanziaria tagli su ogni aspetto che può far crescere il paese: dall'istruzione, all'università, dalla ricerca alla cultura. Sono scelte che non ci si può permettere. La riforma del tfr toglie soldi ai lavoratori e alle imprese e non riesce a risolvere il problema di una pensione dignitosa per i cittadini».
Su questo punto, durante il comizio conclusivo, è intervenuta Carla Cantone, della segreteria nazionale Cgil, che lo definisce un accordo truccato: «Rimandare al 2008 - spiega - vuol dire in pratica affossare una riforma importante soprattutto per i giovani. Riteniamo ingiustificata la posizione di Confindustria: non si può fare un accordo con noi e poi accontentarsi delle briciole. Comunque non ci rassegniamo alla decisione e continueremo a chiedere a questo e al prossimo governo di recuperare una scelta che consideriamo vergognosa». E poi aggiunge: «Questa è la quinta finanziaria targata Berlusconi-Tremonti: ci auguriamo che non ce ne sia una sesta. Le finanziarie non vanno bene per il paese e il declino è riconosciuto da tutti. Non avevamo bisogno dell'Economist, la Cgil lo dice da tempo: bisogna cambiare le politiche economiche e finanziarie del paese a partire dalle risorse necessarie per rilanciare lo sviluppo del Mezzogiorno».
Dello stesso tono, nel comizio, le dichiarazioni di Nicola Tatone, segretario generale della Cisl di Bari, che considera la finanziaria «una legge che toglie ai poveri per dare ai ricchi». Per Tatone, è «una finanziaria iniqua che non dà risposte sui redditi e sullo sviluppo». «Chiediamo al governo - ha detto - di cambiare registro: il nostro obiettivo è una vera politica dei redditi. Per quanto riguarda la legge sul tfr, il governo ha sbagliato ancora una volta. La aspettavamo da tredici anni, dai governi di Prodi e D'Alema. Invece è stata ancora rimandata. Noi abbiamo bisogno di risposte chiare. Per tutti quei lavoratori che non arrivano alla terza settimana del mese».

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