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Sabato 23 Settembre 2017 | 13:03

Troppi debiti, Taranto vende i gioielli

43 milioni di deficit comunale da colmare dando via alloggi, terreni (mandorleti e uliveti soprattutto), ma anche impianti sportivi, mercati e anche un paio di scuole
TARANTO - I conti non tornano: circa 43 milioni di euro di deficit solo nel 2004, ai quali ci sarebbero da aggiungere i debiti pregressi rivenienti da amministrazioni precedenti. In tutto fanno, certificazione alla mano, circa 148 milioni di buco. Così il Comune di Taranto, a parte un piano di razionalizzazione della spesa approvato subito dopo l'estate con la dismissione di quote in società partecipate, ha deciso di vendere i suoi gioielli e anche qualcosa di più per coprire il disavanzo. L'ok è arrivato la scorsa notte dal Consiglio comunale fra mille polemiche. La maggioranza di centrodestra, guidata dal sindaco, Rossana Di Bello, ha approvato un piano di cartolarizzazione dei beni comunali che l'opposizione di centrosinistra ha osteggiato e criticato con forza.
Via dunque alloggi, terreni (mandorleti e uliveti soprattutto), ma anche impianti sportivi, mercati e anche un paio di scuole. Il tutto ha un valore di mercato di 280 milioni, ma dalla vendita di questi beni il Comune in realtà spera di ricavare qualcosa come 143 milioni. Di questi, 25 vanno subito restituiti alla Banca Opi-Gruppo San Paolo, che li ha anticipati proprio in vista della cartolarizzazione. Dunque, resterebbero nelle casse 118 milioni, quanto basta per tamponare in maniera consistente il buco finanziario.

Così dalla mappa dei beni comunali scompariranno ad esempio il Campo scuola di atletica leggera, il Palazzetto Ricciardi, la piscina comunale al quartiere Salinella (prima ancora che venga costruita), il vecchio mercato rionale di piazza Icco, e anche due scuole: una storica, il Circolo didattico «Giusti» al rione Tamburi, e una più recente, l'istituto comprensivo «Frascolla nella frazione di Lama.
Per l'assessore ai rapporti istituzionali, coordinamento e programmazione, Umberto Ingrosso (Partito dei moderati), «parlare di operazioni virtuali, come afferma l'opposizione, è falso».
«Noi - spiega - abbiamo deciso di mettere in vendita solo quei beni che al Comune creavano problemi e povertà e nessuna ricchezza. In tutto, ci costavano otto milioni di euro all'anno solo di manutenzione e incassavamo qualcosa come 700 mila euro. Non venderemo i palazzi di pregio che abbiamo ristrutturato e che, come Palazzo Woityla, ospiteranno sedi universitarie».
«Buco coperto? Macchè», almeno secondo l'opposizione di centrosinistra. «Sono operazioni di cassa puramente virtuali» afferma l'ex candidato sindaco dell'Unione, Ludovico Vico, a nome della coalizione. Perchè secondo il centrosinistra il Comune avrebbe un debito complessivo di 860 milioni di euro, la metà del quale contratto negli ultimi cinque anni di amministrazione di centrodestra, sindaco Di Bello, riconfermato il 3 aprile scorso.
Numeri da far impazzire i tecnici, forse compresi anche i periti ai quali la Procura della Repubblica ha affidato l'incarico di fare chiarezza su quei conti dopo un esposto presentato da 14 consiglieri comunali di opposizione.

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