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Giovedì 18 Gennaio 2018 | 01:13

Clandestini in regola con 3.000?. Blitz a Bari

Con l'accusa di aver attestato falsi rapporti di lavoro per far ottenere ad almeno 150 immigrati il permesso di soggiorno (ricevendo quattrini in cambio), 5 persone sono state arrestate dai carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro (Nil) del capoluogo pugliese
BARI - Con l'accusa di aver attestato falsi rapporti di lavoro per far ottenere ad almeno 150 immigrati clandestini il rilascio del permesso di soggiorno ricevendo in cambio da ogni extracomunitario un compenso fino a 3.000 euro, cinque persone sono state arrestate nel Barese dai carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro (Nil) di Bari.
Tra gli arrestati figura un ragioniere di Adelfia (Bari) - ritenuto dai militari la mente giuridica ed organizzativa del gruppo - e due soci di un'azienda per la commercializzazione di prodotti alimentari con sede legale a Conversano (Bari) e con attività nel sud Barese. Solo nei confronti del ragioniere il provvedimento restrittivo è in carcere, per gli altri il gip del Tribunale di Bari che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare, Chiara Civitano, ha disposto gli arresti domiciliari.
Secondo le indagini coordinate dal pm inquirente Giuseppe Scelsi, dal settembre 2002 al febbraio 2005, il gruppo ha commesso un imprecisato numero di delitti per favorire la permanenza in Italia di immigrati clandestini, attestando falsi rapporti di lavoro tra extracomunitari e ditte inesistenti o inoperanti, determinando così le questure a rilasciare i permessi di soggiorno. In cambio delle false attestazioni secondo l'accusa gli indagati hanno percepito somme comprese tra i 1.500 e i 3.000 euro per ogni istanza di emersione dal lavoro irregolare.
Il gruppo secondo i carabinieri ha operato a Bari e in 13 Comuni del Barese, a Cisternino (Brindisi) e nelle province di Ancona e Brescia. Oltre ad eseguire gli arresti i carabinieri del Nil stanno compiendo 12 perquisizioni. Le persone indagate nell'indagine sono complessivamente 24.
In carcere è finito il presunto organizzatore e consulente giuridico del gruppo, Vittoriano De Chirico, di 66 anni, ragioniere di Adelfia.
Il gip ha invece concesso gli arresti domiciliari alle altre quattro persone colpite dal provvedimento restrittivo: Vito Matteo De Girolamo, di 55, originario di Conversano e residente a Castellana Grotte (Bari), Vitantonio Capozzi, di 56, residente a Triggiano (Bari), e a due soci della «Deca sas», società di commercializzazione di vari prodotti (anche alimentari) con sede legale a Conversano, Nicola Podio, di 34, e Tommaso Iurilli, pregiudicato di 28 anni.
Gli arrestati sono accusati di aver violato l'articolo 12 della legge Bossi-Fini (189 del 2002) sull'immigrazione clandestina e, a diverso titolo, di aver ottenuto benefici economici dalle condotte illegali tenute.

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