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Giovedì 21 Settembre 2017 | 18:05

Atr Djerba-Bari - «C'entra la mafia italo-americana»

Lo sostengono Nicola Persico e Davide Romano, legali di parte civile di Gianfranco Basile, uno dei sopravvissuti della tragedia dell'Atr 72 della Tuninter, avvenuta il 6 agosto scorso al largo delle coste palermitane. Nell'ammaraggio morirono 16 persone
BARI - Esisterebbero «possibili collegamenti tra il fenomeno del mercato dei pezzi di ricambio di aereo "taroccati" e organizzazioni criminali e mafiose nazionali e statunitensi». Lo sostengono Nicola Persico e Davide Romano, legali di parte civile di Gianfranco Basile, uno dei sopravvissuti della tragedia dell'Atr 72 della Tuninter, avvenuta il 6 agosto scorso al largo delle coste palermitane, oltre che dell'Anpav (Associazione Nazionale Professionale Assistenti di Volo) e della Uil Trasporti Piloti.
Nell'ammaraggio del volo Bari-Djerba morirono 16 persone mentre altre 24 riuscirono a salvarsi. I due avvocati baresi rivelano quanto emerge da un rapporto informativo, ricevuto in forma anonima, relativo a indagini svolte nel 2003, in cui si fa menzione di questi collegamenti e si fa riferimento «a possibili tentativi - dicono Persico e Romano - di condizionamento delle indagini, ad indice della pericolosità del fenomeno».
«Non abbiamo motivo di dubitare - proseguono i legali - della veridicità di questo documento che in realtà conferma voci alle quali, inizialmente, non avevamo dato eccessivo credito. Probabilmente il fenomeno dei pezzi di ricambio non approvati è stato percepito, sino ad oggi, in modo insufficiente rispetto alla sua reale portata e pericolosità. Del resto - rilevano - non ci risulta che le inchieste in questa materia siano state numerose».

SI SEGUA PISTA DELLE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI
«Le ipotesi già formulate nei mesi scorsi, relative all'ingerenza in questo settore da parte dei narcotrafficanti dell'area sudamericana, probabilmente -sottolineano- devono essere considerate con maggior attenzione».
Gli interessi delle organizzazioni criminali si spiegherebbero con l'estrema lucrosità del mercato. «Alla luce del giro d'affari che riguarda il mercato dei pezzi di ricambio - sottolineano Persico e Romano - era comunque impensabile che non potesse attrarre le organizzazioni criminali. I ricarichi sono certamente elevati e, a quanto pare, i rischi sono notevolmente inferiori».
Un pezzo di ricambio che costa un dollaro, verrebbe venduto, secondo quanto riferiscono i due legali, a 1.200 dollari, con un volume d'affari annuo di circa 1.000 miliardi di dollari. La percentuale dei pezzi "taroccati" andrebbe dal 5 al 10%, con punte in alcuni magazzini del 30%.

LUNEDI' E MARTEDI' PREVISTI ALTRI CONTROLLI SU RESTI AEREO
«Ad oggi - tengono a precisare Persico e Romano - non abbiamo alcun segnale che vi possano essere stati tentativi di condizionamento delle indagini in corso, quantomeno in relazione alla inchiesta che ci vede coinvolti, fatta esclusione per episodi isolati riconducibili, verosimilmente, a mitomani. Riteniamo tuttavia - osservano - che non è da escludere, nel caso queste ipotesi siano veritiere che le organizzazioni malavitose, eventualmente coinvolte, operino come di solito fanno e che, quindi, tentino di ingerirsi anche nella fase investigativa di inchieste che possano portarli allo scoperto. Auspichiamo la massima attenzione da parte di tutte le autorità».
Intanto si è appreso che per lunedì e martedì sono previste nell'hangar dell'aeroporto militare di Boccadifalco a Palermo, dove sono conservati i resti dell'aereo precipitato, altre operazioni di controllo e verifica che riguarderanno la carlinga del velivolo. Verranno sezionate alcune parti ancora accartocciate e piegate.
Inoltre ai primi di dicembre cominceranno a Bari e nelle altre località pugliesi le audizioni dei sopravvissuti da parte dei pm della Procura di Palermo che indagano sulla tragedia. Mercoledì i due legali verranno ricevuti a Roma dal presidente dell'Enac Vito Riggio.

ORA FASE DELICATA NELLE INDAGINI
Quanto alle ipotesi sulle cause della tragedia, Persico e Romano continuano a mantenersi molto prudenti, anche se una loro idea se la sono fatta, e a insistere sulla necessità di indagare in ogni direzione. A questo sono finalizzate le numerose istanze, avanzate in questi mesi, alle Procure di Palermo e Bari, dirette all'acquisizione di materiale anche presso autorità civili come l'Enac, l'Ansv (Agenzia Nazionale Sicurezza del Volo), ed anche presso la società costruttrice dell'Atr.
L'ultima riguarda il prolungamento del sequestro di un appartamento a Palermo dove sono custoditi documenti della Si Fly, una società siciliana, già dichiarata fallita, proprietaria dell'aereo Atr 42 caduto nel 1999 a Pristina, nella ex Jugoslavia, durante un volo umanitario partito da Roma. Morirono in quella occasione 24 persone.
«E' quasi sempre da escludere - concludono - che si verifichi un incidente in campo aeronautico per un'unica causa. Fatalmente, di solito, vi sono sempre delle 'concausè, che vanno indagate, scoperte ed analizzate nella loro interezza. La fase attuale, che prevede la raccolta degli elementi, è la più delicata, in quanto irripetibile. Bisognerà poi incrociare tutti i dati, per ricomporre l'intero quadro. Solo allora si potranno iniziare a formulare compiutamente delle ipotesi attendibili».

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