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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 13:15

Uranio impoverito - Esposto della Uil

Il sindacato pugliese ha inoltrato una denuncia al Tribunale di Bari per indagare sulle cause di morte di militari italiani impegnati in missioni all'estero
A-10, cacciabombardiere, aviazione militare degli Stati Uniti BARI - La Uil Puglia ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari «affinché venga ristabilita la verità» sulle morti dei giovani militari italiani avvenute per aver contratto la patologia del linfoma di Hodgkin «probabilmente collegato all'uso di munizioni con uranio impoverito» in operazioni all'estero.
È stato reso noto in un incontro con i giornalisti al quale hanno partecipato il segretario della Uil Puglia, Aldo Pugliese, il presidente dell'Associazione italiana vittime arruolate nelle forze armate e famiglie dei combattenti, Falco Accame, ed il prof. Giorgo Assennato, docente di Medicina del lavoro a Bari.
«Le patologie contratte dai militari in missioni internazionali - ha spiegato Pugliese - devono essere considerate a tutti gli effetti come infortuni verificatisi sul posto di lavoro». «Dal 1993 - ha proseguito - le Forze armate italiane hanno partecipato alle missioni internazionali in Somalia, Bosnia, Kosovo, Macedonia, Afghanistan e Iraq senza ricevere, fino al dicembre del 1999, alcuna informazione da parte del ministero della Difesa circa l'utilizzo di munizioni con uranio impoverito e circa i pericoli per la salute derivanti dall'inalazione di particelle di questo materiale, e non adottando di conseguenza alcuna misura precauzionale antinfortunistica».
Per Accame, «il rapporto fra l'uranio impoverito e il linfoma di Hodgkin è facilmente assimilabile a quello esistente fra le polveri di amianto e il mesotelioma». «Negli ultimi anni, in molti tribunali Italiani, compreso quello di Bari si sono registrate - ha aggiunto - numerosissime sentenze di condanna di datori di lavoro per omicidio colposo nei confronti dei lavoratori deceduti a causa di mesoteliomi insorti per inalazioni da amianto».
«Nell'esposto della Uil - ha detto Accame - vengono denunciati anche i possibili rischi per i lavoratori civili impiegati nella base Nato di Gioia del Colle (Bari) a causa dei residui di uranio impoverito che potevano essere portati dagli aerei di ritorno dalla missione all'interno degli ambienti della base militare e delle riserve di munizioni contenenti uranio impoverito stipate all'interno della base».
«È necessario proseguire le indagini - ha ribadito Accame - anche perché durante le guerre che ci sono state nell'ex Jugoslavia dagli aeroporti di Gioia del Colle e di Foggia partivano quotidianamente aerei con bombe ad uranio impoverito i quali al rientro delle missioni per motivi di sicurezza scaricavano sul mar Adriatico tutte le bombe inutilizzate. Di conseguenza nei fondali attualmente ci sono migliaia di bombe e non è stata fatta alcuna bonifica». «Vogliamo - ha detto Accame - che non ci siano militari di serie A e di serie B, ma che venga riconosciuto il danno sui militari per contagio da uranio impoverito e soprattutto per coloro che stanno combattendo la propria battaglia personale con la patologia venga garantita assistenza sanitaria necessaria. Pertanto a livello pugliese si è costituita grazie alla Uil una Associazione di militari e di famiglie in collaborazione con l'associazione nazionale affinché anche a livello locale venga data voce a chi non ha avuta e che possa cadere questo incredibile muro di silenzio e di omertà».
«Nel Policlinico di Bari - ha detto Assennato - è stato istituito un "registro tumori" per i militari che garantisce controlli periodici gratuiti e che sta creando una mappatura delle realtà legate alle patologie specifiche che potrà nel tempo dare un quadro della situazione. La Puglia è la seconda regione dopo la Sardegna con il maggior numero di casi di militari affetti dal Linfoma di Hodgkin e questo ci spinge a continuare le indagini e ad attuare piani di prevenzione e cura».

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