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Lunedì 25 Settembre 2017 | 08:21

«Non promulghi la legge Moratti»

L'appello del magnifico rettore di Bari, Giovanni Girone, al presidente della Repubblica, Ciampi. La legge è anticostituzionale nel limitare l'autonomia degli atenei
BARI - Un appello al presidente della Repubblica Ciampi perchè rinvii alle Camere per incostituzionalità la legge Moratti è rivolto dal rettore dell'Ateneo barese, Giovanni Girone. Il vizio, secondo Girone, riguarderebbe la parte della legge che fissa limiti all'autonomia gestionale degli atenei.
In una lettera a Ciampi, Girone ricorda che nella legge si afferma, tra l'altro, che «la gestione delle Università si ispira ai principi di autonomia e di responsabilità nel quadro degli indirizzi fissati con decreto del ministro dell'Istruzione, dell'Università e della ricerca».
«La previsione secondo cui i principi di autonomia possono essere delimitati da una quadro di indirizzi fissato con decreto ministeriale - osserva il rettore dell'Università barese - risulta palesemente in contrasto con la riserva di legge sancità ex art.33, sesto comma Costituzione che così dispone: le istituzioni di alta cultura, Università, ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato».
«Ciò implica - sostiene Girone - com'è universalmente noto, che sotto il profilo esterno attinente ai rapporti tra Università e Stato, tale riserva appare assoluta nei confronti dei potere esecutivo, essendo la disciplina dei limiti apposti alla autonomia delle Università prerogativa esclusiva della legge e, pertanto, non delimitabile e indicibile da norme di rango secondario quali sono i decreti ministeriali che hanno meno valore regolamentare. Sotto tale significativo rilievo, la norma di legge approvata dal Parlamento appare manifestamente incostituzionale».
«Sulla base di tale incisivo vizio di costituzionalità - conclude Girone - si giustifica un forte appello da parte dell' intera comunità accademica nazionale al Presidente della Repubblica affinchè, nell'ambito dei propri poteri e attribuzioni sanciti ex art.74 della Costituzione, non promulghi immediatamente la legge, ma, con suo messaggio alle Camere, ne chieda una nuova deliberazione».

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