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Tarsu a Bari «La metà dei negozi non la paga»

BARI - A Bari nei ruoli della Tarsu sono iscritte 19.000 utenze commerciali, di cui 5.000 corrispondono a professionisti: avvocati, commercialisti, ingegneri e così via. Eppure alla Camera di Commercio risultano ulteriori 15.500 posizioni (12.000 imprese e 3.500 ditte individuali). Potrebbe voler dire che metà dei commercianti non paga la tassa sui rifiuti, con un danno per le casse comunali di almeno 30 milioni di euro. Ecco perché l’ufficio Tributi sta per inviare 30mila questionari
Tarsu a Bari «La metà dei negozi non la paga»
BARI - A Bari nei ruoli della Tarsu sono iscritte 19.000 utenze commerciali, di cui 5.000 corrispondono a professionisti: avvocati, commercialisti, ingegneri e così via. Eppure alla Camera di Commercio risultano ulteriori 15.500 posizioni (12.000 imprese e 3.500 ditte individuali). Potrebbe voler dire che metà dei commercianti non paga la tassa sui rifiuti, con un danno per le casse comunali di almeno 30 milioni di euro. Ecco perché l’ufficio Tributi sta per inviare 30mila questionari: non ci sono solo i (presunti) furbetti della Tarsu, ma anche le migliaia di residenti a cui non corrisponde alcun nucleo familiare che versa la Tarsu, le 4mila case del Murattiano che pagano l’Imu come se fossero ultrapopolari, e le 8mila coppie in cui marito e moglie risultano avere residenza in due immobili diversi. E così entrambi versano la tassa sugli immobili come se fosse prima casa. 

«È una operazione di equità fiscale», ha detto ieri l’assessore al Bilancio, Gianni Giannini, presentando l’iniziativa che partirà lunedì mattina: «Se tutti pagassero il dovuto, probabilmente le tasse potrebbero essere un po’ più basse». La risposta ai questionari è obbligatoria (pena sanzioni amministrative fino a 52 euro), e per la prima volta in Italia una operazione del genere è totalmente informatizzata: si può infatti rispondere attraverso un minisito ad-hoc sul portale comunale. Le imprese dovranno firmare in digitale il questionario e inviarlo obbligatoriamente attraverso la Pec (le ditte individuali possono invece utilizzare il portale). I cittadini hanno invece la doppia possibilità: posta o Internet.

«Anche per i cittadini - spiega il dirigente dell’ufficio Tributi, Francesco Ficarella - è possibile rispondere tramite il portale. Sarebbe auspicabile l’utilizzo di questo canale, anche nel loro interesse». La verifica è infatti nata attraverso l’incrocio di 23 banche dati, dunque - per quanto improbabile - potrebbero esserci errori: «In questo caso - prosegue Ficarella - è l’occasione giusta per correggerli, nell’interesse del contribuente». 
I dati saranno analizzati ed istruiti dagli uffici comunali e, se l’incong ruenza sarà confermata, entro l’anno saranno automaticamente trasformati in avvisi di accertamento. Il che vuol dire pagare tutto il dovuto per gli ultimi cinque anni, oltre che interessi e sanzioni. E nel frattempo il lavoro di verifica va avanti. Negli scorsi giorni l’Agenzia delle Entrate ha trasmetto tutte le partite Iva attive a Bari, comprese quelle non iscritte alla Camera di Commercio: significa che nelle verifiche entreranno anche associazioni e professionisti. Grazie a questo nuovo database, il Comune potrà chiarire quanti sono effettivamente i professionisti che non pagano la Tarsu. 

Dalle varie attività di lotta all’evasione, ha spiegato il sindaco Michele Emiliano, il Comune si aspetta quest’anno «almeno 11 milioni di euro». Ma il ricavo netto dell’operazione questionari potrebbe moltiplicare per 3 i ricavi attesi: una vera manna, considerando che il bilancio 2012 ha subito 48 milioni di euro di tagli per i quali è stato necessario aumentare tutte le aliquote. [m.s.]

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