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Giovedì 21 Settembre 2017 | 05:25

Energia eolica, risorsa da non demonizzare

Relazione a Rimini - ad "Ecomondo" - di Luciano Barra, responsabile del ministero delle Attività produttive. Lanciata una campagna di informazione su norme, opportunità e limiti di questi impianti. L'Italia ha bisogno di fonti alternative
RIMINI - «Molte delle polemiche sull'energia eolica che si stanno dibattendo in Puglia sono mal poste e nascono dalla scarsa conoscenza del decreto legge 387 del 29 dicembre 2003, che risponde a molte delle domande di cittadini ed amministratori».
A parlare in questi termini è Luciano Barra, responsabile del ministero delle Attività produttive. Alla fiera Ecomondo il suo ministero, quello dell'Ambiente, l'Apat e la Rete nazionale delle agenzie energetiche locali hanno presentato ufficialmente una nuova campagna di informazione, comunicazione ed educazione sulle fonti energetiche rinnovabili e sul risparmio energetico.
«Perché i due aspetti si devono muovere di pari passo - sottolinea Barra - altrimenti gli sforzi diventano quasi inutili. Siamo in un momento particolare, si sta partendo con una serie di incentivi per spingere verso l'adozione di fonti energetiche di approvvigionamento alternative, o comportamenti di consumo più virtuosi, è arrivato il momento di parlare dell'argomento in maniera completa e seria, altrimenti si rischia di non riuscire a coinvolgere consapevolmente i cittadini, che magari pur sensibili a tematiche ambientali si oppongono alla diffusione di questi sistemi di produzione energetica».
Per la Puglia questo è un tasto particolarmente caldo: molti progetti per la costruzione di parchi eolici, avviati dalla precedente giunta regionale di centro destra, sono stati bloccati dai nuovi amministratori di centro sinistra, anche sull'onda di polemiche innescate dai residenti delle zone interessate dai progetti.
Le obiezioni più frequenti riguardano la scarsa redditività per la nostra regione dell'energia che proviene dal vento, dall'impatto visivo che gli impianti scaricano sul territorio, di fatto modificandolo, l'interferenza che le pale oppongono alle rotte degli uccelli migratori, la responsabilità di chi deve farsi carico della dismissione dell'impianto una volta che termina il suo ciclo produttivo.
«Nel decreto 387/2003 sono state puntualmente prese in esame tutte le criticità e le obiezioni possibili: alle regioni è stato concesso di determinare aree all'interno delle quali non è possibile procedere ad installazioni di produzione energetica perché di particolare rilievo artistico o ambientale; è stata indicata con precisione che la responsabilità della dismissione degli impianti ed il ripristino del territorio è a carico dell'azienda che ha creato e gestito l'impianto stesso; prima dell'avvio di una struttura energetica eolica ci deve essere un monitoraggio di almeno un anno dell'area, per verificare che realmente sia produttiva. È massimo interesse dell'azienda inserirsi in una zona ventosa, le agevolazioni che ottiene dallo Stato devono essere rimborsate e se non guadagna come fa?».
Barra invita ad abbassare i toni, sedersi intorno ad un tavolo e ripensare insieme uno sviluppo energetico veramente sostenibile. «Gli obiettivi europei hanno stabilito che entro il 2010 in Italia il 25% dell'energia elettrica debba provenire da forti rinnovabili, quasi sicuramente non ce la faremo, ma si può puntare tranquillamente a superare il 20%. Certo, serve maggiore informazione, condivisione degli obiettivi e una strategia comune, ecco perché al momento è importante stendere un accordo tra le regioni, rendere i cittadini più consapevoli, puntare alla crescita dei volumi di energia rinnovabile e
contemporaneamente contenere il consumo energetico. Per risparmiare energia bisogna sensibilizzare i cittadini, le imprese e gli amministratori pubblici, dopotutto il risparmio conviene alle tasche di tutti».
Rita Schena

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