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Martedì 16 Gennaio 2018 | 08:36

Nessun esame universitario truccato a Bari

Lo scrivono i carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Bari nella relazione conclusiva che hanno inviato al sostituto procuratore inquirente
BARI - Non è possibile attribuire alcun reato ad alcuna persona nelle indagini della Procura di Bari sulla presunta compravendita di esami alla facoltà di economia dell'università di Bari. Lo scrivono i carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Bari nella relazione conclusiva che hanno inviato al sostituto procuratore inquirente Francesca Romana Pirrelli.
Nel rapporto i militari spiegano che nel corso dell'indagine gli indizi raccolti non sono sufficienti ad attribuire alcun tipo di reato sia per l'omertà che circonda tuta la vicenda sia perchè quasi tutte le persone ascoltate (studenti, rappresentanti di associazioni studentesche, dipendenti amministrativi e docenti dell'università) hanno riferito di aver sentito solo parlare della presunta compravendita di esami. Elementi questi che i militari ritengono di scarso valore investigativo e che potrebbero indurre il pm Pirrelli a chiede al gip l'archiviazione del fascicolo nel quale sono ipotizzati i reati di corruzione e concussione a carico di persone da identificare.

La presunta compravendita di esami alla facoltà di economia venne alla luce dopo la pubblicazione della lettera «riservata» che l'allora preside della facoltà, Carlo Cecchi, scrisse nel gennaio scorso ai suoi colleghi di facoltà invitandoli a vigilare contro possibili compravendite di esami di cui parlavano insistenti voci di corridoio, voci che comunque potevano essere frutto di millantato credito.
Secondo queste voci raccolte dal preside, per ogni esame da superare sarebbero stati pagati dai 150 ai 200 euro per favorire questo o quel candidato.
«Caro collega - scrisse il prof.Cecchi nella missiva - ad ogni sessione di esami giungono voci, proteste e accuse su esami venduti e favoritismi...». «Sto tentando di acquisire prove - scrive Cecchi - senza fare chiasso, datemi una mano».

La letterà finì sui giornali locali ed ebbe ampio risalto: la procura avviò accertamenti e li delegò ai carabinieri. Nei giorni scorsi i militari dell'Arma hanno concluso l'indagine e inviato una corposa relazione conclusiva al pm nella quale hanno sottolineato che anche la battente campagna di stampa fatta dai media sulla vicenda ha in qualche modo minato da subito la possibilità di raccoglie indizi concreti a carico di eventuali responsabili.
Dagli elementi testimoniali raccolti è emerso che sarebbero stati gli studenti più deboli che non riuscivano a superare alcuni esami, magari quand'erano ormai vicini alla laurea in economia, ad avvicinare persone (o ad essere avvicinati da queste) alle quali avrebbero quantomeno detto di essere disposti a pagare pur di superare le prove.

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