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Martedì 19 Settembre 2017 | 21:01

La mamma sarà sepolta vicino alla sua Giusy

A San Giovanni Rotondo, verrà effettuata l'autopsia sul corpo di Grazia Rignanese, 39 anni. Incinta, non ha retto al dolore dell'uccisione di sua figlia e s'è suicidata
MANFREDONIA (FOGGIA) - «Non ce la faccio più a vivere senza la mia Giusy»: così aveva detto fra le lacrime alcuni giorni fa all'avvocato Innocenza Starace, legale della famiglia Potenza, Grazia Rignanese, di 39 anni, che ieri si è suicidata per la disperazione di aver perso sua figlia, uccisa l'anno scorso a 15 anni dal suo procugino e amante e forse sfruttata da due amiche in un giro di prostituzione minorile.
La donna era al settimo mese di gravidanza e con lei è morto anche il feto: invano aveva tentato di rifarsi una vita ma in realtà non riusciva a trovare la forza di sopportare il peso del dolore. I famigliari le stavano vicino e non la lasciavano mai da sola, ma ieri, approfittando di un momento di assenza dei parenti, si è allontanata dall'abitazione dei genitori; è andata in un negozio a comprare due metri di corda robusta, poi ha raggiunto il suo appartamento, in via Domenico Savio,e là si è impiccata, nella veranda. A scoprire il corpo è stata Michela, la figlia diciannovenne che ha anche tentato inutilmente di rianimare la madre.
Domani si terrà nell'ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (Foggia) l'autopsia, affidata dal pm Enrico Infante al professor Vittorio Fineschi, anatomopatologo della Clinica Universitaria di Foggia. I funerali della donna, la cui data non è stata ancora fissata, verranno celebrati nella stessa chiesa dove si tenne la funzione funebre di Giusy, nella chiesa di San Michele, a Manfredonia. Il corpo di Grazia Rignanese verrà poi sepolto accanto a quello della figlia, nel cimitero del comune dauno.
Il marito della donna, Carlo Potenza, è giunto ieri sera a Manfredonia. L'uomo, qualche tempo dopo l'uccisione della figlia, aveva deciso di farsi giustizia da solo accoltellando in un bar il padre di una delle due ragazze che avrebbero indotto Giusy a prostituirsi. Ora l'uomo - che per quell'episodio era agli arresti domiciliari in una località del Nord Italia - si trova agli arresti domiciliari nell'abitazione dei suoceri, dove fino a ieri viveva Grazia Rignanese.
La donna soffriva di depressione da quando Giusy, il 12 novembre del 2004, era stata uccisa. Il 23 dicembre dello stesso anno fu arrestato il cugino del marito, Giovanni Potenza, sposato e padre di due bambini che - secondo quanto confessò egli stesso - aveva ucciso la ragazzina perchè lei si opponeva alla fine della loro relazione. E sicuramente la situazione psicologica della donna si era aggravata quando, il 6 maggio del 2005, sono state arrestate due amiche della figlia, Sabrina Santoro, di 24 anni, e Filomena Rita Mangini, di 19, accusate di aver fatto prostituire la quindicenne.

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