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Lunedì 25 Settembre 2017 | 17:18

Bari - Mille in corteo contro i "cpt"

«Vogliamo un mondo senza confini, siamo tutti clandestini» è lo slogan scandito dagli aderenti alla "Rete no cpt" che hanno sfilato in città, dimostrando davanti a Questura, Prefettura e Croce Rossa. Vogliono la chiusura definitiva dei centri di accoglienza temporanea per clandestini
Immigrazione - Rete no cpt BARI - «Vogliamo un mondo senza confini, siamo tutti clandestini». Con questo slogan, circa un migliaio di persone ha partecipato al corteo promosso dalla "Rete no cpt" - organizzazione che protesta contro i centri di permanenza temporanea per i clandestini - che ha preso il via dalla scuola Quasimodo in via Napoli e ha attraversato il centro della città, toccando Questura, Prefettura e sede della Croce rossa, definiti «luoghi simbolo del triste gioco dell'oca dei migranti».
In precedenza quasi duecento persone avevano partecipato alla manifestazione di protesta di fronte alla roulottopoli di Bari-Palese e al cpt di prossima apertura al quartiere San Paolo. La manifestazione - alla quale hanno preso parte persone provenienti da tutto il Centro-sud, in particolare Lazio, Campania, Calabria e Sicilia e Puglia - si è svolta in concomitanza con quella contro il cpt di Gradisca di Isonzo, in Friuli.
Al corteo hanno partecipato rappresentanti di Rifondazione, Cgil, Cobas, Rdb, Acli, esponenti dell'associazionismo e del volontariato, dei centri sociali, dei movimenti antirazzisti.
Tra i manifestanti alcuni giovani "senza volto", con il passamontagna arcobaleno «che - hanno detto - non nasconde terrore, né eserciti mercenari, né kamikaze, né guerre umanitarie».
Presenti anche esponenti di partiti e il sindaco di Bari, Michele Emiliano, il presidente della Provincia, Vincenzo Divella e rappresentanti della Regione.
Soddisfatto il segretario regionale di Rifondazione comunista, Nicola Fratoianni «per la riuscita della manifestazione e per la partecipazione degli amministratori locali. Penso, però - ha detto - che l'unica forma di agibilità democratica o di conversione stia nel cancellare per sempre queste galere etniche».
«Noi - ha aggiunto - continueremo a perseguire i nostri obiettivi: la non apertura di nuovi centri e la chiusura di quelli esistenti, che non possono essere umanizzati, né riformati. La detenzione amministrativa che punisce una condizione e non un comportamento rappresenta la sconfitta della classe politica e della civiltà giuridica».
Soddisfatto per la manifestazione anche Matteo Magnisi, tra i primi attivisti a Bari della Rete no cpt. «Un segnale positivo - ha detto - viene dal Friuli, dove la Croce verde si è ritirata dalla gara di appalto per la gestione del centro. Speriamo che si produca un effetto imitativo e la Croce rossa faccia lo stesso a Bari».

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