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Martedì 26 Settembre 2017 | 09:33

«Senz'acqua e cure, schiavi nei campi»

Dura denuncia di Medici Senza Frontiere che ha concluso (è il secondo anno) le attività di assistenza sanitaria agli stranieri impiegati in agricoltura nel Foggiano
FOGGIA - Medici Senza Frontiere ha concluso, per il secondo anno consecutivo, le attività di assistenza sanitaria agli stranieri impiegati in agricoltura nel Foggiano.
Le attività sono state svolte attraverso una clinica mobile: 400 gli stranieri visitati. Dal lavoro di MSF risulta come le condizioni abitative siano drammatiche e si ripercuotano sulla salute degli stagionali: a migliaia vivono in case diroccate e fatiscenti, senza acqua corrente per lavarsi, bagni o acqua potabile facilmente accessibile. MSF quest'anno, in mancanza di interventi strutturali realizzati per tempo da parte delle istituzioni competenti, ha cercato di intervenire sulla questione dell'accesso all'acqua potabile in almeno una delle aree individuate. Nelle campagne di Cerignola (FG) MSF ha realizzato un intervento di miglioramento delle condizioni igienico sanitarie che ha visto la collaborazione da parte dell'assessorato ai lavori pubblici dello stesso Comune. «Si è trattato di un intervento semplice, con il quale non pretendiamo di risolvere un problema, ma di dimostrare come sia possibile garantire un diritto minimo e fondamentale» - afferma Francesca Zuccaro, Responsabile dei Progetti MSF in Puglia. «In altre aree in cui abbiamo realizzato l'attività medica, ad esempio nella zona di Rignano Scalo (FG), non è stato possibile nemmeno questo, nonostante i ripetuti tentativi di approccio con il Comune di Foggia». La morte di due extracomunitari annegati in quelle campagne il 24 settembre scorso mentre cercavano di procurarsi l'acqua per lavarsi, non sono che le conseguenze dell'esclusione sociale, della mancanza di riconoscimento della dignità e dei diritti fondamentali in cui sono costrette a vivere queste persone.
Il 92 % dei pazienti visitati sono maschi, con un'età compresa tra i 20 e i 40 anni. Le aree di provenienza sono principalmente l'Africa sub-sahariana (Burkina, Ghana, Costa d'Avorio, Liberia); seguita dall'Est-Europa (Romania, Bulgaria). Per quanto riguarda le patologie riscontrate, il 40 % circa sono legate al tipo e alle condizioni di lavoro, il 23% pazienti presentava patologie gastroenteriche legate invece alle condizioni abitative. Spesso si tratta di problemi dermatologici di natura allergica che gli stessi pazienti associano all'acqua degli invasi utilizzata per lavarsi. Le alterazioni della sfera psico affettiva dovute al distacco familiare, alla solitudine, alle dure condizioni di vita e di lavoro, al mancato riconoscimento dei proprio diritti o all'incertezza per il futuro sono emerse a diversi livelli nella quasi totalità dei pazienti. Anche i dati relativi all'assistenza sanitaria confermano una situazione allarmante: l'80 % dei pazienti non gode di questo diritto, il 17 % risulta iscritto al SSN, il 3% aveva un codice STP (Straniero Temporaneamente Presente, si tratta di un codice anonimo che garantisce l'accesso alle cure per gli stranieri irregolari).
Questo nonostante la Bossi-Fini, la legge sull'immigrazione, affermi che tutti gli stranieri, regolari e non, hanno diritto all'assistenza sanitaria. «La situazione più preoccupante riguarda l'accesso alle strutture sanitarie pubbliche per gli stranieri irregolari. Gli stranieri sono poco informati sui loro diritti in questo ambito, si muovono con difficoltà sul territorio. Spesso hanno paura di rivolgersi alle strutture pubbliche per timore di essere denunciati, non sapendo che questo diritto è garantito dalla normativa nazionale e regionale che prevede, tra l'altro, anche l'attivazione di servizi appositamente dedicati» conclude Francesca Zuccaro.

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