Cerca

Martedì 26 Settembre 2017 | 05:32

Lo Yom Kippur a Trani

Dal tramonto del 12 al tramonto del 13 ottobre gli Ebrei della città pugliese celebreranno il "Giorno del perdono" nella Sinagoga Scolanova. Nel corso della cerimonia, secondo la tradizione verrà suonato l'enorme shofàr (il corno di montone)
TRANI - Dal tramonto del 12 al tramonto del 13 ottobre (corrispondente al 10 del mese ebraico di Tishrì) gli Ebrei di Trani celebreranno lo Yom Kippur ("Giorno del perdono") nella Sinagoga Scolanova.
Le Autorità comunali di Trani, proprietarie dell'immobile e che già l'anno scorso misero a disposizione l'ex Monastero di Colonna, hanno concesso agli Ebrei il pieno uso della Sinagoga.
Alcuni mesi or sono una sentenza della Rabbenuth israeliana ha finalmente risolto la questione dell'immagine religiosa cristiana presente in Sinagoga: adeguatamente coperta, non ostacola il rito ebraico.
Prima di Kippur, gli Ebrei tranesi faranno entrare in Sinagoga il Sefer Torah (il Rotolo della legge donato quest'anno a Trani dagli Ebrei tripolini di Roma) con tutta la solennità che si conviene alla Legge di Mosè e al suo ritorno da dove fu cacciata secoli orsono.
In tale occasione speciale il Morè (Dottore della Legge) Arie Bennun Messika di Roma, a Trani per Kippur, farà risuonare un enorme shofàr (il corno di montone). Molti Ebrei della storica comunità ebraica di Sannicandro Garganico saranno presenti al Kippur di Trani, mentre i rabbini officianti saranno inviati dalla Consulta Rabbinica italiana.
A pomeriggio inoltrato, le sirene di Gerusalemme squarceranno l'aria annunciando l'inizio del digiuno e della preghiera nelle sinagoghe.
È un giorno conosciuto per tanti motivi, anche extrareligiosi. Persino l'ultima Guerra vinta dagli israeliani contro i Paesi arabi è conosciuta come Guerra del Kippur.
Alle 2 di pomeriggio del Yom Kippur 1973, mentre i soldati dello Stato ebraico erano nelle sinagoghe o a casa, carri armati siriani ed egiziani sfondavano le linee difensive israeliane sulle Alture del Golan e nella penisola del Sinai.
Dopo il panico e lo sbandamento iniziale il generale Ariel Sharon (oggi primo ministro di Israele), disobbedendo agli ordini del suo superiore Moshe Dayan, schierò a tenaglia la sua brigata sul Sinai circondando l'intera 8ª armata egiziana.
A nord, i carri Merkaba con la Stella di David arrivarono a pochi chilometri da Damasco.
I Paesi arabi profanarano il Kippur ebraico ma violarono anche il Ramadan musulmano giunto al decimo giorno.
Il digiuno totale del Kippur non ammette deroghe se non in casi autorizzati dall'Autorità rabbinica; proibito sia mangiare che bere. Tra le altre prescrizioni per Kippur c'è quella di salutarsi a voce bassa in Sinagoga e di indossare scarpe non di cuoio (vanno bene quelle di gomma), mentre all'entrata del Kippur l'officiante intona per tre volte il kol nidrè, la preghiera che scioglie tutti i voti contratti e non mantenuti durante l'anno passato.
La Sinagoga è addobbata in bianco così come nelle case ebraiche la tavola è decorosamente apparecchiata nonostante nessuno si siederà per mangiare.
Kippur è un giorno triste con un nocciolo di speranza e fiducia; l'Ebreo riconosce le proprie colpe nei confronti dell'Eterno e fa ammenda, confidando nel Suo perdono che arriverà sulle note tuonanti dello shofàr.
Non c'è nulla che scuota così fortemente l'anima ebraica del suono del corno di montone; udendolo, torna a galla tutta la storia plurimillenaria del popolo d'Israele.
In quei momenti, l'Ebreo avverte indistintamente la sua appartenenza alle dodici tribù che uscirono dall'Egitto e con l'immaginario si ritrova in pochi attimi sotto il Sinai, laddove il suono dello shofàr accompagnò Mosè sul monte a ricevere nuovamente le Tavole della Legge dopo che le prime furono spaccate sull'Avodà zarà (il vitello d'oro).
I Maestri dicono che il suono profondo e ripetuto dello shofàr serva a distogliere dal popolo ebraico il Satàn, ossia il nemico, il male che non consente all'uomo di riconciliarsi con Dio.
Ed è proprio nel momento più alto della riconciliazione, al volgere della sera quando l'Ebreo è a un passo dall'uscita delle stelle e al termine del digiuno, che il suono dello shofàr diventa la voce dell'Eterno, come è scritto nel salmo 47: l'Altissimo è nel suono dello shofàr.
In quel momento il suono dello shofàr assomiglia anche allo stridio delle porte del Cielo che fanno per chiudersi, mentre il nome di ogni Ebreo viene scritto o cancellato dal Libro della Vita.
Quello dello shofàr è un suono ancestrale dell'Universo, profondo come la dimensione dello spazio-tempo, capace di attraversare incolume una storia plurimillenaria come quella ebraica.
Una storia che riserva ancora emozioni, sorprese e inattese scoperte delle quali Trani, città di Moshe detto il Mabit, è una delle tante.
Soltanto qualche settimana fa, 700 Ebrei Chin del Myanmar (l'odierna Birmania), 1000 Ebrei del Mizoram e 500 Ebrei Kuki del Manipur indiano (popolazioni discendenti della perduta e ritrovata tribù di Manasse) sono stati accettati in seno all'Ebraismo e si sono trasferiti in Israele.
A Trani, grazie all'intervento dell'on. Carlucci, saranno presto disponibili i fondi statali per la risistemazione e la piena funzionalità sia della Scolanova che della Scolagrande.
Dopo secoli di oblìo, gli Ebrei di Trani cominciano a vivere un Ebraismo che giorno dopo giorno ritrova coraggio e orgoglio della fede dei Patriarchi.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione