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Lunedì 25 Settembre 2017 | 01:11

Bari - Uranio e reduci italiani morti, Ministero a processo

E' stata fissata per mercoledì 9 novembre, davanti al gip del Tribunale di Bari, Chiara Civitano la prima udienza per l'esposto che la Uil Puglia ha presentato per la vicenda delle morti dei militari italiani esposti all'uranio impoverito durante la guerra in Kosovo. Nell'esposto si chiede che il Ministero della Difesa risponda di lesioni personali e omicidio colposo per le morti di una ventina di soldati nell'arco degli ultimi tre anni
BARI - E' stata fissata per mercoledì 9 novembre, davanti al gip del Tribunale di Bari, Chiara Civitano la prima udienza per l'esposto che la Uil Puglia ha presentato per la vicenda delle morti dei militari italiani esposti all'uranio impoverito durante la guerra in Kosovo. La Uil Puglia sul tema ha presentato due esposti, un primo nel gennaio 2001, in seguito ai risultati emersi dopo un attento esame di una commissione medica militare, che aveva accertato un nesso di causalità tra le radiazioni da uranio impoverito e il linfoma da cui era rimasto colpito un militare al rientro dalla missione nei Balcani; un secondo nel luglio 2004 dopo l'ennesimo decesso di un militare che aveva prestato servizio nelle missioni in Bosnia e in Kosovo. Nell'esposto si chiede che il Ministero della Difesa risponda di lesioni personali e omicidio colposo per le morti di una ventina di soldati nell'arco degli ultimi tre anni. A fine maggio 2002 il sindacato aveva anche chiesto un intervento deciso della Magistratura dopo il decesso del militare di Vico del Gargano, Corrado Di Giacobbe, morto di cancro dopo aver prestato servizio nella stessa area e dopo essere certamente stato a contatto con l'uranio impoverito.
Nell'esposto della Uil venne riportata la tesi del prof. Sandro Degetto, dell'Istituto di chimica e delle tecnologie inorganiche e dei materiali avanzati del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Padova, secondo la quale «ci sono rischi per l'organismo umano, in particolare per il rene, con effetti sui tessuti che possono provocare gravi casi di insufficienza renale nonchè la comparsa di proteine nelle urine». «Sono circa una ventina i militari italiani morti finora - dice il segretario generale della Uil Puglia, Aldo Pugliese - senza considerare la morte sospetta di un soldato dell'esercito della Repubblica Ceca e alcuni casi di cancro a danno di militari francesi che hanno prestato servizio nell'ex Jugoslavia». Il segretario Uil ricorda inoltre che «la Puglia ha rivestito durante la guerra in Kosovo un ruolo decisamente attivo nelle operazioni militari, tanto che dall'aeroporto di Gioia del Colle sono partite centinaia di missioni degli aerei statunitensi A-10 che utilizzavano cannoncini a mitragliera con proiettili da mezzo chilo all'uranio impoverito, le cui polveri possono restare sulle stesse mitragliere anche dopo l'espulsione dei proiettili. Inoltre a Gioia del Colle sono stati custoditi per un lungo lasso di tempo proiettili all'uranio 238. Così come accaduto anche all'aeroporto militare di Amendola, nel Foggiano». Secondo Pugliese la questione non può in ogni caso definirsi chiusa «perchè sul fondo del Basso Adriatico giacciono inesplosi centinaia, forse migliaia, di ordigni. Sono le bombe che gli aerei dell'Alleanza Atlantica hanno scaricato in mare per motivi di sicurezza al ritorno dalle missioni di guerra, i cui effetti deleteri hanno peraltro alterato la fauna marina. Ma anche di questo nessuno sembra più preoccuparsene».

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