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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 16:50

Bari - I reintegrati Ccr in libri paga

La vicenda comincia col commissariamento di quello che era uno dei più grossi gruppi di sanità privata in Italia, le Case di cura riunite di Francesco Cavallari
BARI - Vanno inseriti nei libri paga e nei libri matricola i lavoratori delle Case di cura Riunite che, per disposizione della magistratura, sono stati reintegrati al lavoro alle dipendenze dell'azienda Cbh spa, acquirente - nel 2000 - delle cliniche del gruppo di sanità privata Ccr, tra i maggiori in Italia.
Lo ha stabilito il giudice dell'esecuzione del Tribunale di Bari, Luigi Di Lalla, il quale ha ordinato all'ufficiale giudiziario di accedere alla Cbh e di annotare sui libri paga e matricola i nominativi di tutti i lavoratori che sono stati reintegrati per ordine del Tribunale e della Corte di Appello-Sezione Lavoro di Bari con varie pronunce negli anni.
La decisione del giudice è resa nota dall'avv. Fabio Candalice, che da più di cinque anni assiste i lavoratori in questa vertenza e che sottolinea la «lotta per la legalità» dei lavoratori «contro avversari dotati di un enorme potere economico e forti di un assurdo accordo con i Commissari Ccr, secondo il quale tutti i costi che la Cbh sosterrà per fronteggiare le legittime richieste dei lavoratori, saranno detratti dal prezzo di acquisto dell'intera azienda Ccr».
L'avv.Candalice aggiunge che «la sensibilità giuridica del Tribunale dell'esecuzione» di Bari, con questo provvedimento, «aiuterà a colmare il vistoso limite del famoso art. 18 dello statuto dei lavoratori e della sua congenita incapacità di realizzare una concreta ed effettiva riammissione al lavoro. Questo esemplare provvedimento, frutto della più qualificata elaborazione in tema di scomposizione della reintegrazione nei tanti obblighi che la compongono, è uno straordinario precedente, anche in campo nazionale, a tutela dell'effettività del diritto di tutti i lavoratori alla reintegrazione ordinata dai Giudici del lavoro».

La vicenda dei lavoratori delle Ccr e delle loro reintegrazioni - statuite da vari organi giudiziari - è ormai annosa: la lunga vicenda giudiziaria comincia col commissariamento - in conseguenza di indagini giudiziarie finite con l'assoluzione di tutti gli imputati - di quello che era uno dei più grossi gruppi di sanità privata in Italia, le Ccr di Francesco Cavallari. Quest'ultimo, nel '95, è stato il solo indagato di rilievo nell'inchiesta a patteggiare una pena: un anno e dieci mesi di reclusione.
I commissari ai quali fu affidata l'amministrazione delle Ccr nel maggio 2000 licenziarono circa 2000 dipendenti delle Case di cura in occasione della vendita dell' azienda Ccr alla società Cbh: i licenziamenti furono fatti per ridurre il numero dei dipendenti da far transitare nell'organico dell'acquirente Cbh, che, insieme con le cliniche, rilevò 981 dipendenti delle ex Ccr. Dei quasi 2000 licenziati, alcune decine però impugnarono il provvedimento in sede giudiziaria, molti altri firmarono conciliazioni in sede sindacale. I lavoratori che impugnarono il licenziamento, sia in sede di provvedimenti di urgenza sia in sede di merito, si sono visti più volte dar ragione dai magistrati del lavoro. Poi, tra il 2001 e il 2002 per effetto delle decisioni dei giudici del lavoro le persone reintegrate al lavoro passarono alla Cbh. Ma, a distanza di pochi mesi dal reintegro effettivo, nella primavera 2002, la Cbh licenziò 153 lavoratori, tra i quali anche alcune delle persone che era stata costretta ad assumere in esecuzione della sentenza della magistratura. Queste sono nuovamente più volte ricorse al giudice del lavoro che ha disposto il reintegro in sede di esame di urgenza del provvedimento e in sede di esame di merito.
Sulle modalità con le quali le Case di cura riunite sono passate dalla società Ccr alla società Cbh, sul prezzo effettivamente pagato per le cliniche e sull'attività dei commissari straordinari delle Ccr sono state negli anni presentate varie interrogazioni.

Da ultimo - il 30 settembre scorso - la Corte di appello di Lecce (presidente Delli Noci, giudici Cavuoto e Viggiani), che ha celebrato il processo di rinvio disposto dalla Corte di Cassazione per 40 lavoratori, ha respinto gli appelli proposti da Cbh e Ccr ed ha confermato il diritto di quei lavoratori alla reintegrazione nella Cbh. «E' stata fatta chiarezza su chiarezza - afferma al riguardo l'avv. Candalice - la Corte di Appello di Lecce, dopo un accurato ed impegnativo esame della complessa questione e dell'imponente documentazione allegata, ha probabilmente scritto la parola fine sulla storica disputa giudiziaria iniziata nel 2000, che è la madre di tutte le vertenze avutesi negli anni a seguire».

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