Cerca

Sabato 23 Settembre 2017 | 20:20

A Bari il garante dei diritti dei detenuti

«La Puglia migliore è quella in cui il carcere, accanto alla detenzione sperimenta un percorso rieducativo e non rinuncia ad un obiettivo di civiltà»
BARI - Quasi il 90 per cento dei detenuti non ha una doccia nella cella, il 70 per cento non ha acqua calda, il 64 per cento degli stranieri non ha a disposizione un mediatore culturale. A elencare queste «cifre dell'illegalita» è Simona Filippi, dell'associazione Antigone, nel corso del workshop «Libertà in carcere», organizzato dalla stessa associazione, dall'assessorato alla Solidarietà sociale della Provincia e dal consorzio di cooperative sociali Meridia.
Nel corso dell'iniziativa è stata presentata la figura del Garante dei diritti dei detenuti e delle persone private della libertà, una sorta di difensore civico che verrà istituito dall'amministrazione comunale di Bari e in seguito anche dalla Regione Puglia, come hanno assicurato l'assessore comunale ai Servizi sociali, Susi Mazzei, e l'assessore regionale alla Trasparenza e cittadinanza attiva, Guglielmo Minervini.
Il garante - è stato detto - è un soggetto di garanzia che concorre con il magistrato di sorveglianza alla vigilanza diretta nei luoghi di detenzione e assicura che l'esecuzione della custodia dei detenuti sia attuata in conformità alle norme e ai principi stabiliti dalla Costituzione, dalle Convenzioni internazionali sui diritti umani, dalle leggi dello Stato e dai regolamenti.
«L'obiettivo - ha spiegato Filippi, che fa parte dell'Ufficio del garante dei diritti dei detenuti del Comune di Roma - è creare, inoltre, un ufficio nazionale. Ricordiamo che il garante non si occupa soltanto di detenuti, ma anche delle persone che si trovano per esempio nei cpt, i centri di permanenza temporanea».

Per Luca Colaiacomo, responsabile locale di Antigone, il garante, di ispirazione anglosassone, ha libertà di accesso al carcere senza preavviso, ascolta i problemi dei detenuti e denuncia le violazioni. «Il garante - ha aggiunto - ha funzioni di mediazione e persuasione in una sorta di rapporto triangolare tra il proprio ufficio, quindi popolazione detenuta, amministrazione penitenziaria e amministrazioni pubbliche, locali e nazionali».
Il regolamento di esecuzione dell'ordinamento penitenziario, entrato in vigore il 20 settembre del 2000, prevedeva - ha detto Filippi - «un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione carceraria, una serie di misure primarie perchè un sistema non diventi violazione della dignità di una persona». «Mi riferisco - ha aggiunto - alla mancanza di schermature alle finestre, ad un bagno che sia in una camera annessa alla cella, alla possibilità di accendere e spegnere la luce».
Secondo la ricerca di Antigone, le carceri italiane sono sovraffollate: i dati 2005 parlano di oltre 59mila detenuti a fronte di una capienza regolamentare di poco più di 40mila.
«La condizione dei detenuti - ha concluso Gianni Marsico, del consorzio Meridia - spesso sembra sfuggire all'opinione pubblica e alle istituzioni che sono tenute a governare il territorio. Il garante può guardare con sguardo competente al carcere inserito nella città e non più luogo astratto, lontano, nel quale una società sempre più impaurita sfoga le proprie ansie e insicurezze».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione