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Sabato 23 Settembre 2017 | 14:58

Pugliesi e lucani «aspiranti soldati»

Uno su sette (e lo stesso vale per le ragazze), tra quanti vorrebbero indossare la divisa almeno per un anno, viene dalla Puglia o dalla Basilicata
BARI - «Una ragazza su sette tra quante hanno chiesto d'accedere al mondo della Difesa attraverso le selezioni per i Volontari in Ferma Prefissata ad un anno (in breve: VFP1), è pugliese o lucana. Si tratta del 16% del totale nazionale; una proporzione che si mantiene anche nel caso dei ragazzi». Il colonnello Giovanni Fungo è a capo dell'ufficio per le Risorse Organizzative e Comunicazione (ROC) dello Stato Maggiore dell'Esercito. Nell'ambito dei convegni tecnico-professionali che si svolgono a Bari durante la Fiera del Levante, è stato chiamato a intervenire sul tema "Esercito - Comunicazione e Reclutamento". La sua assistente, il tenente Valeria Giannadrè, mostra sul Pc portatile una quantità di grafici. Rappresentano le aspirazioni di migliaia di ragazzi tra i 18 e i 25 anni che vorrebbero fare un anno d'esperienza formativa retribuita (800 euro al mese). Al termine della ferma, potranno scegliere se appendere le "stellette" al chiodo, prendere un «anno sabbatico» oppure accedere alla ferma quadriennale (VFP 4) delle Forze Armate o alle carriere iniziali delle Forze di Polizia intese in senso ampio (cioè Polizia Penitenziaria, Corpo Forestale dello Stato e Corpo militare della Croce Rossa, inclusi).
«Il nostro sforzo in termini di comunicazione - dice il Col. Fungo - è stato premiato: sono pervenute 74.980 domande e di queste ben 13.627 ci sono arrivate dai distretti di Bari e Lecce, competenti per la Puglia e anche per la Basilicata». La selezione sarà severa, i posti a disposizione sono 23.500. «I giovani saranno selezionati - dice il Capo ufficio Roc dello Stato Maggiore dell'Esercito - tenendo conto delle loro condizioni fisiche, del titolo di studio (per lo meno bisogna avere la terza media; ndr), delle capacità in termini di patenti o brevetti e della loro sfera psicoattitudinale. Il VFP1 dovrà essere una persona equilibrata con potenzialità di base sulle quali "costruire"; dovrà essere in grado di andare fuori area, in missioni all'estero, e dovrà sopportare bene lo stress».
Avviato il processo di professionalizzazione, nel corso dei prossimi anni verrà ricalibrata anche la necessità di "soldati" delle Forze Armate. «Il numero di VFP1 è destinato a diminuire - spiega il Col. Fungo - dagli attuali 23.500 si passerà ai 21.000 del 2006 e così via, fino a soli 1.500 del 2021».
Al di là delle capacità di comunicazione dell'Esercito, questo "diluvio" di circa 75.000 domande per 23.500 posti (e i ragazzi lo sanno che non sono assunzioni in senso proprio e che, dopo la ferma, soltanto un quinto di loro potrà diventare VFP4), spinge a chiedersi che cosa attragga i giovani italiani verso la vita militare. Dopotutto potrebbero anche scegliere la strada del Servizio civile. E' vero che guadagnerebbero meno (circa 300 euro in meno al mese), però non avrebbero da rispettare orari così tassativi e nessuno li obbligherebbe al "signorsì". Secondo quanto spiega l'esperto, nella "graduatoria motivazionale" resiste «al primo posto la pragmatica aspirazione ad un "lavoro sicuro", seguita dalla possibilità di andare all'estero e di qualificarsi. Soltanto una piccolissima percentuale ha sempre sognato d'indossare la divisa. Inoltre, abbiamo percorsi formativi validi. Per esempio, imparano a usare il computer o una lingua straniera. E "crescono". Imparano a convivere con gli altri e a confrontarsi. Dopo un anno trascorso così, se anche dovessero scegliere di lasciare la divisa, avrebbero una marcia in più sul mercato del lavoro».
Marisa Ingrosso

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