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Domenica 21 Gennaio 2018 | 17:56

«Caffè scienza» al porto di Molfetta

Insolita collocazione per il momento conclusivo di una tre giorni di lavori su «Rifiuti, emergenza, pericolosità, risorse». Molto presente il sindaco della cittadina pugliese
MOLFETTA - Sferzati da un maestrale ancora più sostenuto visto che l'incontro era sulla banchina del Seminario, si è svolto il «Caffè scienza - la scienza è piazza» sul tema «Rifiuti tra emergenza pericolosità e risorse».
Esperienza abbastanza nuova nel Mezzogiorno, il «caffè scienza» è stato ideato da Gianlugi De Gennaro, ricercatore e docente di Chimica Ambientale presso l'università di Bari, come momento conclusivo di una tre giorni di lavori, studi e tavole rotonde sul fronte della ricerca di un sistema integrato di gestione dei rifiuti. Un esperimento suello di parlare di scienza ed ambiente in piazza pienamente riuscito: nonostante il vento le presenze erano in buon numero e straordinariamente attente.
«Perché se è vero che è la scuola il posto ideale per formare - apre l'incontro De Gennaro - è pur vero che portare in piazza la scienza è un'opportunità per i cittadini di partecipare ai processi decisionali». Attento e sensibile alle problematiche ambientali è apparso il sindaco della cittadina pugliese, Tommaso Minervini, che non ha lamentato la carenza di finanziamenti da destinare al settore in questione quanto la necessità di essere in grado di razionalizzare i costi.
Alla piazza, luogo di discussione e confronto ha fatto riferimento anche il professor Luciano Morselli, direttore della scuola nazionale "I Rifiuti", assieme a Paolo Bruno dell'università di Bari e "padre" della manifestazione fieristica riminese "Ecomondo". Perché «la risoluzione di certi problemi può facilmente esser sottaciuta se non si mette in piazza». Non deve intimorire, ad esempio, la definizione di "sistema integrato di gestione dei rifiuti".
«Il trattamento dei rifiuti - ha continuato Morselli - infatti, può essere risorsa se adeguato, pericolo se non adeguato. Un sistema, d'altro canto, per definirsi "integrato" deve comprendere raccolta differenziata, riciclo, compostaggio, inceneritori con recupero energetico e discariche».

Sulla stessa falsariga l'intervento di Walter Ganapini, membro onorario dell'Agenzia Europea per l'Ambiente, componente dell'Osservatorio Nazionale sui Rifiuti e neo presidente di Greenpeace Italia. «I rifiuti - ha detto - sono indicatori del nostro modello di vita e di sviluppo. E quindi la riprova della non sostenibilità del modello così com'è. Per la valenza etica profonda che è alla base della sostenibilità - ha continuato Ganapini - credo che proprio dalla Puglia, che ritengo la locomotiva del Mezzogiorno, possa partire un progetto che riesca a tenere l'Italia nell'Europa sostenibile»
Come? «Quattro gli step. - precisa - Primo: una riduzione in origine dei rifiuti quanto a quantitativi e pericolosità. Secondo: recupero in materia di rifiuti. Terzo: il recupero di energia dai rifiuti. Quarto: minimizzare l'uso della discarica esclusivamente al residuo di quanto risulta essere rigetto inerte dai tre punti precedenti». Insomma ecco in cosa consiste il famigerato "sistema integrato di gestione dei rifiuti"; non parole ridondanti ma, per dirla con Ganapini, «cuore e cervello per il futuro, cominciando per esempio a ripensare i beni, con tecnologie e prodotti più puliti».

Al «Caffè scienza» erano presenti anche Michele Losappio, assessore all'ecologia della regione Puglia, e Luigi Campanella, dell'università La Sapienza di Roma e presidente della divisione di Chimica dell'Ambiente e dei Beni Culturali della Società Chimica Italiana.

Francesca Di Tommaso

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