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Giovedì 21 Settembre 2017 | 10:55

Il sindaco di Lecce prova a ricomporre la frattura tra il Lecce calcio e i Semeraro

Adriana Poli Bortone, primo cittadino della città salentina, ha scritto una lettera aperta proponendo una raccolta di frime per fare tornare la famiglia Semeraro alla guida del club
LECCE - Il sindaco di Lecce prova a ricomporre la frattura. Adriana Poli Bortone, primo cittadino della città salentina, ha scritto una lettera aperta proponendo una raccolta di frime per fare tornare la famiglia Semeraro alla guida del club. Ecco il testo della lettera del sindaco. «Può accadere che la passione talvolta bruci gli amori più profondi. Accade anche nel calcio - scrive il sindaco -. La contestazione dei giorni scorsi al «Via del Mare» mi appare il frutto della passione esasperata dell'amante che, volendo ancor di più dall'amata, finisce con l'uccidere la stessa. Ricco di tradizione e storia, un territorio come il nostro ha trovato anche nel calcio degli ultimi 11 anni, fatto di militanza in A, per ben otto volte, e di pronte risalite dalla serie cadetta, stimoli potenti di crescita. Ma ha perso di vista, in questa occasione, che nel calcio alcuni frutti sono solo di piante molto antiche e dalle radici profonde, che hanno avuto tempo per crescere. 11 anni sono tanti per quanto ottenuto, pochi per chiedere altro. Sono frutti nati dal'impegno in prima persona della famiglia Semeraro e di quanto la struttura istituzionale ed economica del nostro territorio ha potuto dare ed esprimere. Come sindaco di Lecce, innanzitutto, non posso che ringraziare Giovanni Semeraro e i suoi figli per quanto espresso come punta d'eccellenza della nostra città».
«E' stato ammirevole - continua il sindaco - quando raccolse l'invito a prendere a cuore le sorti della squadra giallorossa da parte di quello che è noto anche a me, non cronista sportiva, come «popolo giallorosso». «Semeraro Presidente": le ricordo ancora quelle scritte comparse sui muri della nostra periferia, richiesta di tifosi semplici che rivolgevano un appello semplice ad un uomo che, semplicemente, ha detto sì, solo perchè ha sentito il dovere civico di rendersi disponibile. Non solo con il suo patrimonio, il suo entusiasmo, la sua passione ma anche tutta la sua famiglia. Oggi siamo al rischio della fine di una passione. Il Lecce è una meravigliosa realtà che non può essere bruciata per un gesto che non posso immaginare meditato, ma frutto solo della rabbia di un attimo, scaturente da una prestazione opaca in campo. Può accadere che si urli in faccia a chi amiamo che vogliamo di più. Si può comprendere la cattiva espressione di un sentimento sull'onda di una sollecitazione negativa. E si può comprendere la risposta offesa di chi sente d'aver fatto pienamente un dovere, peraltro liberamente scelto. Il rischio è ora che il muro del silenzio, della fine della passione, facciano tacere definitivamente il cuore. Nel calcio questo è fondamentale. Non lasciamo morire a Lecce quello che oggi è il mezzo di aggregazione per eccellenza, della passione dei colori del territorio».
«Non lasciamo morire quello che, dunque, può essere volano sociale, economico e, perchè no, anche culturale - continua il sindaco -. Il Lecce è un patrimonio di tutti»: non lasciamo che questa sia una frase vuota, puramente retorica, anche se ben studiata. Diamogli un senso, recuperiamo tutti la dimensione del dialogo e comprendiamo la reazione emotiva dell'altro. A Giovanni Semeraro ho già chiesto, immediatamente, di riconsiderare con i suoi ragazzi, ormai uomini, Rico e Pierandrea, la decisione nata dalla giusta rabbia per un'offesa subita. Al «popolo giallorosso» chiedo un gesto che testimoni con forza l'adesione a questa mia stessa richiesta, che già sento per strada, nei commenti pubblici e privati. Si raccolgano le firme! Che sentano Giovanni Semeraro e i suoi figli l'affetto di Lecce e del Salento per quanto hanno fatto per questo territorio. L'occasione è immediata: nella gara contro la Fiorentina degli ex, cui ci presenteremo in gramaglie, divisi, e ai quali faremo pensare che sia stata loro la scelta migliore. Può accadere che un gesto appaia pesante come un macigno, ma il rimorso per non averlo fatto, a volte, può pesare come una montagna».

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