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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 04:19

Da Bari la Carovana antimafia

Per il secondo anno consecutivo l'iniziativa di "Libera", Arci e Avviso Pubblico - che si ripete dal '94 - toccherà anche Paesi esteri. Partenza il 20 settembre
BARI - Varca per il secondo anno consecutivo i confini dell'Italia la "Carovana delle mafie", il viaggio-denuncia promosso, dal '94, dopo le stragi di Capaci e via D'Amelio, da "Libera", Arci e Avviso Pubblico per esportare la cultura della legalità, denunciando intrecci e connivenze. Italia, Albania, Serbia, Bosnia, Svizzera, Francia e Marocco sono le tappe che i tre furgoni attraverseranno dal 20 settembre al 16 dicembre partendo da Bari.
La mafia «esiste e si sta internazionalizzando» è il nodo della denuncia che volontari e militanti delle associazioni porteranno in giro per l'Europa, incontrando studenti e giovani, esponendo 2 mostre, tra le quali una sui beni confiscati alla mafia e offrendo prodotti agricoli cresciuti nelle terre confiscate alla mafia. Un viaggio di libertà ma anche «una carovana della vergogna e della rabbia contro un certo modo di fare politica», attacca il presidente di Libera, Don Ciotti, che non si stanca di ricordare i numeri dei morti di mafia: 2500 morti in 10 anni, di cui 154 innocenti.
Il viaggio parte dopo un momento di memoria al cimitero di Gagliano del Capo, a Lecce, dove sono sepolti i migranti scomparsi nel canale d'Otranto, simbolo di poveri che per scappare finiscono nelle mani di criminali. E via verso Tirana per incontrare i sindacati ed i lavoratori e ancora in Bosnia per denunciare l'intreccio tra mafia e distribuzione di acqua e in Serbia per poi attraversare 100 città italiane e portare in piazza i mille volti degli interessi dell'illegalità.
«Siamo ad 11 anni - racconta il coordinatore della Carovana, Alfio Foti - dal nostro primo viaggio e sarebbe bello che la Carovana non ci fosse più ma purtroppo la mafia è viva». Duro il presidente dell'Arci, Paolo Beni, che ricorda come «la mafia oggi si manifesta con una pericolosissima e ancora più efficace conquista dei territori ma noi promuoviamo un viaggio che promuove la cittadinanza perché senza cittadinanza non c'è democrazia».
Tuona contro «una certa politica» Don Ciotti che denuncia «la vergogna per certe leggi fatte per tutelare gli interessi di qualcuno, per le scorciatoie», convinto che «la mafia perderà solo quando in Italia ci sarà una risposta di politiche sociali, di interventi concreti».
Al fianco della Caravona c'è quest'anno, oltre a sindacati e associazioni, la Regione Lazio. «Il Lazio - ha affermato il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, abbracciando la vedova del Caponetto e annunciando una legge contro l'usura che nel Lazio conta 23.200 vittime- è una regione dove dovrà sempre trionfare non solo la lotta all'illegalità ma la strada verso la legalità e la legge. Nel Lazio la legalità troverà la sua casa e la Regione senza sovrapporsi alla magistratura farà la sua parte».

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