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Giovedì 21 Settembre 2017 | 23:11

Un caso di «ingiustocrazia» a Bari

Il Comune non concede un alloggio a Francesco C. (con moglie e 3 figli), perché, vivendo sotto i portici «occupa abusivamente un alloggio popolare»
BARI - Chi vive abusivamente, anche da 15 anni, sotto i porticati di vecchi e sgangherati palazzi delle case popolari di Bari, anche se paga regolarmente l'indennità di occupazione richiesta, non ha diritto all'alloggio popolare perchè la domanda viene giudicata inammissibile in quanto il richiedente occupa abusivamente un alloggio popolare.
Sembra uno scherzo ma è scritto in sostanza questo nella graduatoria di assegnazione delle case popolari affissa a palazzo di città di Bari. Accanto al nome di Francesco C., trentenne con moglie e tre figli piccoli, c'è infatti la dicitura: «Domanda inammissibile in quanto occupa abusivamente un alloggio di edilizia residenziale pubblica». Quando Francesco ha letto quella scritta, all'inizio non ha capito, poi ha urlato ad alta voce: «Ma c'è un errore, io non ho mai avuto una casa». Invece, per chi si occupa delle assegnazioni, lui una casa ce l'ha, eccome, e paga pure un'indennità di occupazione di 48,97 euro, somma che gli viene chiesta con puntualità dall'Istituto autonomo case popolari (Iacp) della Provincia di Bari.
Francesco, infatti, da 15 anni vive abusivamente con la sua famiglia sotto i portici di un edificio del rione San Paolo di Bari. La sua casa non è altro che un vano che qualcuno, in passato, ha costruito chiudendo con mattoni parte di un porticato di una delle tante inguardabili palazzine di via Granieri, dove negli anni scorsi sono stati compiuti gravi episodi di sangue. In tutti questi anni Francesco ha sognato solo di dare ai propri figli una casa, come quella che hanno i loro amici e parenti. Niente di più.
Inseguendo questo sogno, ha presentato la domanda per avere una casa popolare e gli sono stati assegnati prima 14 punti nella graduatoria provvisoria, che sono scesi poi a 11 in quella definitiva. Il risultato? Niente casa. Di fronte a questa risposta la famiglia di Francesco è rimasta attonita, muta, priva di emozione. Quello che doveva essere il giorno del loro riscatto si è trasformato nell'ennesima sconfitta, nella negazione di un diritto, in una condanna a restare in quel vano chissà per quanto tempo ancora, nonostante la minaccia di demolizione dello Iacp.
Metabolizzata in parte l'ennesima sconfitta, Francesco ha trovato il coraggio di denunciare il diritto che ritiene gli sia stato negato alla sezione del Prc del rione San Paolo che ha segnalato la vicenda ai mass media e al sindaco di centrosinistra di Bari, Michele Emiliano.
Nella lettera al primo cittadino, il Prc sottolinea: «Scriviamo a lei, sindaco Emiliano, perchè Francesco l'ha conosciuto, gli ha stretto la mano, l'ha rassicurato quando diceva a migliaia di persone che insieme avremmo cambiato il destino di questa città, che avremmo costruito opportunità di riscatto per le periferie e che la politica delle opportunità avrebbe rappresentato la vera alternativa per quanti, nel crimine, trovano oggi fonte di guadagno. Francesco la Giustizia l'ha già incontrata, lavora saltuariamente e ha un famiglia. Nessuno gli ha mai offerto una opportunità che potesse dare sfogo alla sua voglia di riscatto. E di questo, sindaco, noi ci sentiamo colpevoli ma non vogliamo essere complici nel continuare a relegare Francesco nel girone degli invisibili di questa città».
Roberto Buonavoglia

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