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Martedì 26 Settembre 2017 | 14:59

«Abbiamo fatto il possibile per l'economia italiana»

Com'è tradizione, il presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, ha inaugurato la Fiera del Levante di Bari, giunta alla 69esima edizione. In un'atmosfera definita dagli osservatori «freddina», per la prima volta il premier è stato accolto da una rappresentanza istituzionale tutta di Centrosinistra (il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, il presidente della Provincia di Bari, Enzo Divella, e il sindaco del capoluogo, Michele Emiliano)
«Abbiamo fatto il possibile per l'economia italiana»
BARI - «Un tempo governare era facile. Senza i limiti oggettivi imposti dall'Unione Europea si poteva giocare con le leve della finanza pubblica, si poteva svalutare. Ora il governo non ha strumenti efficaci per rilanciare lo sviluppo e tutto quello che era possibile fare l'abbiamo fatto». E' un tono pacato e riflessivo, quasi dimesso, quello scelto da Silvio Berlusconi per il suo intervento alla inaugurazione, per la quinta volta consecutiva come presidente del Consiglio, della Fiera del Levante, giunta alla sessantanovesima edizione.
Un tempo l'appuntamento barese segnava la ripresa dell'attività politica dopo la pausa estiva e i primi ministri sceglievano questo palco per lanciare le linee guida dell'imminente finanziaria.
Stavolta il copione è differente per alcune ragioni legate alla politica nazionale e locale: tutti presi nella vicenda Bankitalia, i contenuti della futura Finanziaria non hanno ancora guadagnato l'attenzione generale. In più, a una manciata di mesi dal voto, la relazione del premier si è incentrata più sulle cose fatte che su quelle da fare nei pochi mesi a disposizione prima del voto. Infine, ed è la novità più rilevante della cerimonia di quest'anno, le massime autorità che accolgono il leader del governo di centrodestra sono tutte del centrosinistra.
Un elemento che non sfugge nemmeno al premier e alla sua ironia. Nel suo intervento, il sindaco di Bari, il Pm in aspettativa Michele Emiliano, elenca una serie di richieste al governo legate alle esigenze della sua amministrazione. E in un clima di grande cordialità tra i relatori, ma anche di una certa freddezza con la platea, Berlusconi replica ironico: «Ringrazio il sindaco per le sue parole. Dal suo lungo elenco di richieste ne deduco che anche lui, come me, pensa che io governerò altri cinque anni...».
Subito dopo la battuta nei confronti del sindaco, Berlusconi esprime però la sua amarezza replicando al presidente della provincia Vincenzo Di Vella: «A lei, che è stato appena eletto ed è un neofita della politica, auguro di non avere le delusioni che abbiamo avuto noi».
Berlusconi non enfatizza neppure i dati del Pil, sebbene siano più incoraggianti rispetto al passato: «Non sono dati trionfali ma segnano un'inversione di tendenza per una forte ripresa nel 2006. Tuttavia - aggiunge - io al Pil non ci ho mai creduto, non l'ho mai incontrato per strada. Queste cifre si riferiscono a quello ufficiale, non a quello sommerso, che è sempre più imponente. E poi - sottolinea con orgoglio tutto imprenditoriale - tutte queste menti elevate della scienza economica, questi Soloni che forniscono queste cifre, se fossero davvero bravi avrebbero fatto gli imprenditori per se stessi, invece di criticare gli altri».
Insomma, il governo ha fatto tanto, è il concetto chiave del discorso di Berlusconi, anche se avrebbe voluto fare di più. A ostacolare la sua azione gli ostacoli di sempre: il muro della burocrazia, la difficoltà a realizzare in pochi mesi le riforme per colpa di istituzioni lente e inefficaci, i limiti europei e la difficile contingenza economica internazionale.
Spiegazioni che non sembrano persuadere del tutto la platea, a giudicare dagli applausi centellinati.
Ma il premier insiste, rivendicando i risultati ottenuti in questi anni da Palazzo Chigi. «Il governo - rivendica - ha dalla sua i programmi ormai portati a termine e quelli già finanziati: non abbiamo la bacchetta magica ma siamo convinti che porteremo a compimento tutti i nostri progetti in un lavoro delicato a cui ci applichiamo giorno dopo giorno, pieno d'amore verso il sud e l'Italia intera».
Marcello Campo

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