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Martedì 23 Gennaio 2018 | 01:29

Blitz antimafia nel Foggiano

13 le persone arrestate (è finita in manette anche una donna) dai carabinieri di Lucera. Decisive le dichiarazioni del pentito Antonio Catalano
FOGGIA - Sono 13 le persone arrestate dai carabinieri della compagnia di Lucera nel corso del blitz antimafia Tornado II. In manette sono finiti Ottavio Vagnini, di 49 anni, Nicola Trombacco di 25, Antonietta Ferrante di 42, Valentino Di Santo di 29, Roberto Bramante di 37, Agostino Corvino di 33 anni. E' stata invece notificata in carcere l'ordinanza di custodia cautelare al boss lucerino Antonio Tedesco di 55 anni, al libanese Hussein Khaled Bayan di 43, ad Antonio Ricci di 47, a Mario Cenicola di 30, a Michele Cenicola di 37 e all'omonimo cugino di 36 e a Raffaele Palumbo di 21 anni. Le indagini, proseguite per oltre due anni, hanno evidenziato il conflitto armato per il controllo del territorio e la gestione dei traffici illeciti tra le famiglie Tedesco e Cenicola-Bayan. Ancora una volta sono state decisive le dichiarazioni del pentito Antonio Catalano, arrestato nel gennaio scorso dai carabinieri nell'ambito dell'operazione Tornado con l'accusa di aver ucciso Nicola Tedesco, fratello del boss Antonio. Pochi giorni dopo l'arresto, Catalano iniziò a collaborare con i magistrati. A dare il via alla guerra tra i clan fu l'omicidio di Michele Cenicola, ucciso nel 1996. Un omicidio pianificato dal carcere di Benevento da Antonio Tedesco, per eliminare il capo della criminalità organizzata del centro federiciano. A portare fuori dal carcere gli ordini sarebbe stata Antonietta Ferrante, cognata di Antonio Tedesco, riferendoli a Arcangelo di Brita e Pasquale Di Giovine. Ad eseguire materialmente l'omicidio fu Antonio Catalano che sparò i colpi mortali accompagnato sul luogo del delitto da Roberto Bramante e Agostino Corvino. L'omicidio di Nicola Tedesco venne deciso da Bayan Khaled per assumere il predominio del territorio e anche perchè la vittima -come emerge dall'inchiesta Svevia- aveva intenzione di eliminare il libanese. Anche questa volta a sparare fu Catalano. Per questo episodio sono indagati anche Antonio Ricci, Mario Cenicola, i due cugini Cenicola, Ottavio Vagnini e Valentino di Santo, ognuno con un ruolo specifico nella pianificazione dell'agguato. Anche il ferimento di Giuseppina Ferrante, compagna del boss Antonio Tedesco, rientra nella strategia di lotta al potere. A sparare-secondo la ricostruzione degli inquirenti- fu Raffaele Palumbo contattato proprio da Catalano che si era rifiutato di uccidere una donna.

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