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Martedì 26 Settembre 2017 | 02:15

«L'Atr72 precipitò perché senza carburante»

E' questa la pista seguita dai magistrati della procura di Palermo che indagano sulle cause che, lo scorso 6 agosto, hanno costretto all'ammaraggio il pilota dell'Atr 72 decollato a Bari e diretto a Djerba. L'Enac sospende i voli «non regolari» della compagnia tunisina Tuninter
PALERMO - I serbatoi dell'Atr 72 ammarato il 6 agosto contenevano pochissimi chili di cherosene, una quantità che non avrebbe consentito ai motori di funzionare. I serbatoi sono stati subito recuperati dai soccorritori e non erano bucati. Tutto ciò ha fatto intuire ai magistrati della procura di Palermo che una delle cause del disastro sarebbe stata la mancanza di carburante. E su questo punto hanno avviato subito le indagini che hanno portato i consulenti ad accertare che era stato installato un indicatore non conforme all'Atr 72 e quindi avrebbe fornito ai piloti un dato sul carburante che in realtà era falso.
Non vi era traccia nel giorno dell'incidente di cherosene caduto in acqua, e i passeggeri sopravvissuti non avevano avvertito alcuna presenza in mare del carburante. Anche questo particolare ha fatto pensare che il cherosene non sia stato rovesciato in acqua al momento dell'ammaraggio.
Il pilota, in una delle sue ultime conversazioni con la torre di controllo di Palermo, aveva detto chiaramente che l'indicatore del carburante segnava la presenza di 1800 chili di cherosene, sufficienti per proseguire il volo. Ma all'esame dei periti nominati dalla procura, questo quantitativo non è stato trovato nei serbatoi.
Da ciò si è reso necessario recuperare in fondo al mare, fra i relitti dell'Atr 72, il pannello dei comandi in cui è installato l'indicatore, che è risultato non conforme al modello dell'aereo.
I serbatoi dell'Atr 72 vuoti hanno di fatto tenuto a galla la parte centrale della carlinga, consentendo così a gran parte dei passeggeri di mettersi in salvo salendo sulle ali o aggrappandosi a esse in attesa dell'arrivo dei soccorsi.
L'aereo, come testimonia una foto scattata poco dopo l'ammaraggio in cui si vede il velivolo ancora intero che galleggia, si è spezzato in seguito in tre parti, e la prua e la coda sono precipitate a 1400 metri di profondità.
Nell'inchiesta condotta dai pm di Palermo per omicidio colposo e disastro plurimo colposo sono indagate cinque persone: il pilota, Chafik Garbi, il copilota Alì Kebaier, il direttore tecnico dell'Avio, Mario De Giorgi, che ha curato la manutenzione straordinaria dei motori, il titolare del deposito Eni di carburante dell'aeroporto di Bari Palese, Ettore Fumagalli, e l'autista dell'autobotte che ha rifornito l'aereo, Alessandro Perfetto.
Adesso il procuratore Pietro Grasso e il sostituto Marzia Sabella vogliono conoscere l'identità dei tecnici che hanno sostituito l'apparecchiatura per il controllo del carburante, che non è risultata idonea all'Atr 72 e sarebbe la causa del disastro.

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