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Giovedì 18 Gennaio 2018 | 02:32

Cerignola - C'è l'accordo tolti i blocchi stradali

Terminata dopo 12 ore la protesta dei viticoltori che avevano eretto barricate sulle autostrade, sulle strade statali e sulla ferrovia adriatica. Raggiunta in Prefettura un'intesa sul prezzo che le aziende vinicole dovranno pagare ai produttori di uva. All'origine della crisi, la sovraproduzione e la concorrenza di prodotti della Cina
• Soddisfatto il Ministro delle Politiche agricole e forestali, Gianni Alemanno
CERIGNOLA (Foggia) - «Non vogliamo l'America, vogliamo solo campare». È questo il "grido di battaglia" dei viticoltori che per 12 ore, dalla mezzanotte di ieri fino a questa mattina, hanno fatto le barricate sulle autostrade A14 (Bari-Napoli) e A16 (Bari-Pescara) e sulla statale 16 bis Adriatica paralizzando il controesodo di migliaia di vacanzieri che sono rimasti incolonnati sulle strade, nei pressi di Cerignola, creando un serpentone che ha toccato anche gli otto chilometri.
Disagi pesanti li hanno subiti durante la notte diverse migliaia di passeggeri dei 20 treni - otto provenienti dalla Puglia e diretti a Nord e 12 diretti in Puglia - bloccati soprattutto nelle stazioni di Bari e Foggia perché fino a stamattina alle 7 gli agricoltori avevano bloccato la stazione di Cerignola.
Ai viaggiatori - ha spiegato Trenitalia - è stata offerta «la massima assistenza possibile». In particolare, Trenitalia ha impegnato circa 50 persone nell'assistenza, distribuendo nella notte oltre cinquemila cestini con vivande e latte caldo ai bambini; inoltre, sono stati organizzati autobus e taxi per fronteggiare alcune situazioni particolari. Misure che non hanno placato la rabbia di molti viaggiatori, soprattutto quelli affetti da gravi patologie o che avevano bambini piccoli e anziani al seguito.
I viticoltori, ma anche i produttori di pomodoro, hanno manifestato ritenendo insufficienti gli interventi governativi annunciati per uscire dalla dura crisi che ha colpito i due settori. Per sbloccare la situazione il prefetto di Foggia, Fabio Costantini, ha presieduto un vertice-fiume al quale hanno partecipato gli assessori della Regione Puglia all'agricoltura, Enzo Russo, e alla solidarietà sociale, Elena Gentile, rappresentanti della Provincia di Foggia, delle aziende di trasformazione dell'uva, e il sindaco di Cerignola, Matteo Valentino.
Al termine dell'incontro, che si è concluso in serata, è stato raggiunto un accordo: le aziende vinicole corrisponderanno ai produttori un prezzo di 15,50 euro per quintale di uva da vino avente una gradazione zuccherina minima di 16 gradi accertati. Per ogni grado in meno rispetto ai 16 ci sarà una diminuzione proporzionale al rapporto tra 15,50 euro e 16 gradi; per ogni grado in più rispetto ai 16 sarà corrisposto un euro per grado zuccherino. Il prezzo da corrispondere al produttore è "franco arrivo in cantina" e comprensivo di Iva. È stato anche convenuto di sollecitare al Ministero l'approvazione del decreto per l'arricchimento dei mosti.
I motivi della protesta dei viticoltori sono riconducibili alla crisi da sovrapproduzione e alle importazioni dalla Cina che offre - a loro dire - un prodotto di scarsa qualità. Per fronteggiare l'emergenza si parla di ricorso alla "distillazione di crisi" che consentirebbe alle cantine di disfarsi del mosto prodotto lo scorso anno e ancora stoccato nei silos: in questo modo le cantine potrebbero acquistare nuovo mosto e avviare la campagna dell'uva stabilizzando i prezzi.
La proposta di ricorrere alla distillazione di crisi è stata individuata dal ministro per le politiche agricole, Gianni Alemanno, che più volte ha espresso l'intenzione di rivolgersi all'Unione europea per chiedere la distillazione di quattro milioni di ettolitri di mosto. Ma quattro milioni di ettolitri sono giudicati troppo pochi dalle cantine, che chiedono invece lo smaltimento di 10 milioni di ettolitri di mosto e maggiori controlli doganali. Per questo si è giunti alla clamorosa protesta di oggi e alla minaccia che le barricate potrebbero presto tornare.
Roberto Buonavoglia

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