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Martedì 19 Settembre 2017 | 22:52

Bari - Progetti urgenti per la Fibronit

Il Comune ha deciso che saranno incapsulati con resine e vernici i resti della tettoia, crollata ieri, che copriva uno dei capannoni dell'ex fabbrica di cemento-amianto
BARI - Saranno incapsulati con resine e vernici i resti della tettoia, crollata ieri, che copriva uno dei capannoni dell'ex fabbrica di cemento-amianto Fibronit di Bari, in disuso dal 1985 e confiscata dalla magistratura al termine di processi riguardanti l'inquinamento d'amianto dell'area dello stabilimento e la morte di 12 operai.
Lo ha deciso il Comune di Bari che ha predisposto un piano di intervento urgente affidandolo all'Ati Ecoterm Teorema, che elaborerà nelle prossime ore un piano di lavoro che sarà poi inviato per l'approvazione allo Spesal della Ausl che dovrà certificare il rispetto delle cautele per i lavoratori.

In giornata sono inoltre attesi i risultati delle analisi dell'Arpa sulla presunta dispersione nell'aria di fibre di amianto contenute nelle tegole del tetto crollato (30-40 metri quadrati), circostanza che ha creato forti timori nella popolazione del rione Japigia, dove sorge l'ex fabbrica nella quale - secondo le indagini della magistratura - è stata realizzata una discarica non autorizzata destinata allo smaltimento di svariate tonnellate di rifiuti pericolosi (consistenti in scarti della lavorazione di cemento-amianto, materiali di risulta, fanghi, fibre e polveri di amianto) che sono stati accumulati negli avvallamenti del suolo.
Gli avvallamenti - sempre secondo le indagini - furono ricoperti con «cemento e terra in modo da colmare i dislivelli» formando così «un massetto superficiale della profondità di circa 2,5 metri fortemente inquinato e pericoloso per la salute dei lavoratori dell'impresa oltre che dei cittadini residenti nelle zone circostanti della città».

L'attività illecita - secondo la Procura - proseguì durante l'esecuzione dei lavori di messa in sicurezza e di bonifica dell'area inquinata «con l'accatastamento e l'abbandono dei sacchi contenenti materiale di risulta in amianto all'interno dei capannoni» e «con l'abbandono delle lastre ondulate (costituenti il tetto dei capannoni) spezzate, segate e lasciate a giacere in zone esposte agli eventi meteorologici in modo da disperdere nell'aria materiale friabile fortemente inquinante».

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