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Martedì 26 Settembre 2017 | 07:46

«Nessun errore umano nell'ammaraggio»

In un italiano un po' stentato Alì Kbaier, copilota dell'Atr 72 precipitato in mare sabato scorso al largo delle coste di Palermo, racconta per la prima volta gli ultimi minuti di terrore vissuti prima del disastro aereo costato la vita a tredici persone, con tre dispersi • Dalle prime indagini esclusa pista carburante
PALERMO - «Non c'è stato nessun errore umano». In un italiano un po' stentato Alì Kbaier, copilota dell'Atr 72 precipitato in mare sabato scorso al largo delle coste di Palermo, racconta per la prima volta gli ultimi minuti di terrore vissuti prima dell'ammaraggio e del disastro aereo costato la vita a tredici persone, con tre dispersi. «Abbiamo fatto tutte le operazioni previste - spiega dal suo lettino d'ospedale dove è ancora ricoverato in gravi condizioni - Non abbiamo sbagliato alcuna manovra». Alì Kbaier ha appena 28 anni, ma già da tre anni fa il copilota sui voli della Tuninter.

«Sono vivo per miracolo - sussurra lentamente - Non so neppure io come sia riuscito a salvarmi». E come dargli torto. Sul cranio rasato c'è una cicatrice che parte da un orecchio e va a finire all'altro. «Soltanto sulla testa - dice - mi hanno dato più di cento punti». Altri punti di sutura sono stati dati sul naso. «Non avevo più il naso - racconta - me l'hanno praticamente riattaccato. Vede qui?». E poi, punti di sutura ovunque. Sul mento, sotto l'occhio, sulle guance. L'occhio sinistro è completamente tumefatto. Si vede appena. E la gamba destra ha una frattura scomposta.
«Il ginocchio - dice - si è girato con l'impatto nell'acqua ed è rimasto così per alcune ore».

Non vorrebbe ricordare quei momenti, Alì. Poi, piano piano, snocciola con precisione i minuti che hanno precedeuto lo schianto dell'aereo in mare. Ma prima smentisce «qualunque contatto con la torre di controllo di Ciampino». Ieri si era sparsa la voce che, mentre l'Atr 72 sorvolava il golfo di Salerno, dalla torre di controllo di Roma-Ciampino sarebbe arrivato un 'monitò perchè l'aereo avrebbe volato troppo basso, 3.000 piedi sotto la quota di crociera di 25mila piedi prevista dal piano di volo.

«Non è vero - dice Alì Kbaier - Non li abbiamo mai sentiti. Non capisco chi possa avere detto una cosa simile. Prima che si spegnesse il primo motore, non abbiamo avuto alcun problema con il velivolo. Andava tutto liscio». All'improvviso, però, lo spegnimento del motore. «Abbiamo chiamato il meccanico di bordo per risolvere il problema - spiega Alì - Nel frattempo, abbiamo avvertito il capocabina dell'aereo di fare indossare i giubbotti di salvataggio ai passeggeri. E' la prassi. E lui lo ha fatto».

Nel frattempo, però, si è spento anche l'altro motore del velivolo. «Abbiamo fatto tutte le manovre previste - sottolinea ancora Alì - Senza sbagliare nulla». Insomma, secondo il copilota è escluso che il Comandante Chafik Gharbi, indagato per omicidio colposo e disastro colposo dalla Procura di Palermo e da quella di Bari, abbia potuto disattivare per errore il propulsore.
Sull'aereo esplode il panico. L'Atr72 inizia a perdere quota.

«Abbiamo fatto le operazioni per l'ammaraggio - ribadisce Alì Kbaier - Una manovra che proviamo almeno ogni sei mesi nelle simulazioni che facciamo con la Compagnia». Poi, però, c'è il buio totale nella mente del copilota. «Dal momento in cui l'aereo ha toccato il mare - dice adesso - non ricordo più nulla». Alì si sveglia nell'acqua fredda del Golfo di Capo Gallo. «Avevo dolori dappertutto - spiega - e non riuscivo a muovere la gamba destra». Non riesce a spiegarsi cone ha fatto a restare a galla in attesa dei soccorsi. «Sono un miracolato», sembra dire a se stesso.

Quando è arrivato all'ospedale Civico di Palermo, le sue condizioni sono sembrate subito molto gravi. Al Pronto soccorso gli hanno dato i punti di sutura in testa. «Praticamente - dice adesso - mi hanno richiuso la scatola cranica...». Poi il ricovero in prima Rianimazione. Oggi sta un po' meglio, ma è pieno di dolori. Forse si dovrà sottoporre a un intervento all gamba e a qualche intervento di chirurgia facciale. «Poi vedremo...», sussurra. Accanto ad Alì ci sono i suoi genitori, arrivati da Cartagine, che lo accudiscono amorevolmente. Sul tavolinetto c'è un vassoio con dolci palermitani. «Mi coccolano...», dice vergognandosi un po'. Alì si dice «molto fiducioso nella magistratura».

«Spero - afferma - che le indagini possano fare luce su quanto accaduto sabato scorso». Non fa cenno alle vittime del disastro. Forse non lo sa, oppure non ne vuol parlare. E' stanco, adesso. Ha voglia di dormire. Gli danno i sedativi per superare i dolori sulla testa e nel corpo. Per quelli dell'anima, purtroppo, non esistono medicine.
«Non dimenticherò mai quello che ho vissuto in quei momenti - dice sottovoce - Ma di una cosa sono certo». E alla domanda di cosa, risponde con un piccolo sorriso: «Non la penso come l'hostess. Io, ial contrario di lei, tornerò a volare. E spero anche presto».

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