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Martedì 26 Settembre 2017 | 04:08

«Solo il 17% dei baresi conosce i diritti dei consumatori»

Sondaggio effettuato dall'Adoc, il sindacato dei consumatori, nell'ambito del progetto «Labeland», cofinanziato dalla Comunità Europea per un'informazione corretta sulle etichette di merci non alimentari al servizio del consumatore
BARI - Poco più del 17% dei cittadini baresi, e delle zone limitrofe, si è rivolto alle associazioni dei consumatori per essere messi nelle condizioni di conoscere le normative che disciplinano l'obbligatorietà delle etichette sui prodotti degli elettrodomestici, tv, hi-fi, abbigliamento e giocattoli. Questo un primo elemento «di magra consolazione» emerso da un sondaggio effettuato dall'Adoc, il sindacato dei consumatori, nell'ambito del progetto «Labeland», cofinanziato dalla Comunità Europea per un'informazione corretta sulle etichette di merci non alimentari al servizio del consumatore.
Da qui, l'estratto dettagliato delle interviste telefoniche svolte dall'Adoc Puglia, il cui presidente, Pino Salamon, sostiene che «la percentuale è falsificata se si tiene conto che molti degli intervistati dichiarano di prestare attenzione per lo più, agli alimenti». Infatti, non può essere altrimenti se le risposte da fornire dovevano essere precise, sui prodotti indicati e non certo inerenti la scadenza e la provenienza del prodotto. Alla domanda se esistono poi degli obblighi per le etichette su qualsiasi prodotto commercializzato, e qual è la fonte da cui ne è venuto a conoscenza, il 52% dei cittadini ha indicato i «mass media"; un altro 29% da fonti diverse. «Come si vede - fanno notare all'Adoc regionale -, le televisioni e i quotidiani hanno un ruolo principale; in parte internet, mentre le associazioni, ancora una volta, incidono per il 17%. Ma c'è da sottolineare l'esistenza di una fetta, pari al 19%, che non sa o non conosce le regole». Al momento dell'acquisto, è ancora l'81% ad affermare di leggere sempre l'etichetta, ma risulta strano che il 40% dei giovani (fascia di età compresa tra i 18 e i 35 anni) non ci fa caso, al contrario di tutti gli altri (dai 35 ai 65 anni) che non si fanno sfuggire nulla. Possibile? E allora, cosa cerca in particolare nelle etichette il campione dei 190 intervistati? Soprattutto l'origine, la provenienza; poi, di seguito, la scadenza e, successivamente, il prezzo.
«Questo denota quanto anticipato all'inizio - puntualizza il presidente dell'Adoc Puglia -. Cioè, il fatto che gli intervistati si sono distratti perchè mostrano interesse all'origine, alla provenienza che vale più per una mozzarella, anche se non va trascurata quella per un personal computer». La minore attenzione riservata al prezzo sta a significare, dicono all'Adoc regionale, che «di fronte alla qualità, il consumatore è disponibile a spendere qualcosa in più». Agli intervistati è stato chiesto pure «se hanno mai trovato pericoloso un prodotto acquistato». A questo proposito, il 94% è stato categorico esprimendo un «no» secco, senza indugi. Ma quando gli si è chiesto se «successivamente avevano controllato l'etichetta con le relative avvertenze» (va ricordato che stiamo parlando di elettrodomestici ed elettronica e quindi, del loro funzionamento, o dei giocattoli che finiscono nelle mani dei bambini, oppure dello stesso abbigliamento, magari solo per il lavaggio del capo), il 59% ha risposto di non leggerle.
Questo atteggiamento dei consumatori può essere considerato grave perchè, sostanzialmente, «c'è un 93% di soggetti che non si sofferma sugli opuscoli dei prodotti acquistati mentre, viceversa, con un po' di attenzione, potrebbero farli funzionare meglio, si risparmierebbe sull'energia, durerebbero di più». Questa, almeno, è l'impressione ricavata dall'associazione. Ma al momento in cui è stato chiesto se il problema della pericolosità del prodotto «è stato rappresentato, esposto a qualcuno», è apparsa evidente un'altra contraddizione a fronte di quel 93% che non ha mai riscontrato o avvertito pericolosità in quanto, il 32% ha affermato di essersi rivolto al commerciante, un altro 8% a gente diversa, il 5% addirittura ad un legale e, infine, solo il 4% alle associazioni dei consumatori. Il 10% non si è posto mai il problema ed il rimanente 41% non ha posto alcun problema. «Da questa varietà di percentuali - sostengono all'Adoc Puglia -, si intuisce come si è molto lontani dal mettere il cittadino nelle condizioni di sapersi districare nel labirinto dei consumi, in particolare se si intende quello consapevole.

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