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Sabato 23 Settembre 2017 | 11:23

«Nell'Università basta baronìe»

Lo ha detto il presidente della Regione Puglia alla cerimonia di celebrazione degli 80 anni dell'ateneo barese • Lecce - Esami universitari in piazza
BARI - Per il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, bisogna «evitare» che nell'università di Bari «si producano dinamiche baronali, castali e che l'ateneo diventi la fucina di un establishment che si autoriproduce per l'eternità». Bisogna invece capire, con l'accordo di programma già siglato con l'università, «perchè soltanto il 20-25% degli iscritti consegue la laurea e fermare la tragedia dell'esodo dei laureati che emigrano a causa di un titolo di studio che non trova applicazioni nella realtà territoriale».
Vendola lo ha detto intervenendo alla cerimonia di celebrazione degli 80 anni dell'ateneo barese, durante la quale al presidente della Regione Puglia è stato consegnato il sigillo d'oro. Il riferimento di Vendola alle vicende legate a presunti episodi di nepotismo che caratterizzano l'istituzione universitaria barese sono da tempo al centro di polemiche, a cui ha dato spazio anche il supplemento del «Times», e di indagini penali avviate dalla procura di Bari.

Durante la manifestazione il rettore Giovanni Girone ha ricordato che dal 1925 ad oggi nell'università di Bari sono stati immatricolati oltre 564mila studenti, mentre i laureati sono stati circa 175mila laureati, giovani - ha detto - che sono stati «consegnati alla società e alla storia del Mezzogiorno e del Paese». La nostra università - ha proseguito Girone - «si muove sulla strada dell'internazionalizzazione: proprio oggi sono state stipulate convenzioni con Hanoi in Vietnam e Podgorica in Montenegro».
Durante la cerimonia sono stati rievocati da Girone gli anni sessanta, il periodo d'oro dell'ateneo barese, gli anni del preside Merlin a Scienze, del giurista Pasquale Del Prete, e dello scienziato Ernesto Quagliariello, poi divenuto presidente del Cnr. E' anche l'epoca delle scuole di Aldo Moro e del suo allievo Renato Dell'Andro, dell'innovatore Gino Giugni e dello storico del diritto romano Franco Casavola.

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