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Martedì 26 Settembre 2017 | 18:25

Trani - Tutti condannati i brigatisti coinvolti nell'omicidio D'Antona

La sentenza a conclusione di un'intensa udienza, iniziata nel pomeriggio per problemi di trasferimento di un imputato. Le pene comprese tra i 2 anni e 6 mesi ed 1 anno e 6 mesi di reclusione
TRANI - Tutti condannati i 16 imputati, tra cui 15 brigatisti rossi, accusati di propaganda ed apologia sovversiva antinazionale anche per una delle rivendicazioni dell'omicidio del prof. Massimo D'Antona.
A conclusione di un'intensa udienza, iniziata nel pomeriggio per problemi di trasferimento di un imputato, il Tribunale di Trani ha pronunciato sentenza di condanna per tutti, con pene comprese tra i 2 anni e 6 mesi ed 1 anno e 6 mesi di reclusione.
Complessivamente le pene comminate dal giudice monocratico Francesco Messina sono state più alte di quelle, tra 21 e 12 mesi, invocate dal Pubblico Ministero Giuseppe Maralfa.
A 2 anni e 6 mesi di reclusione stati condannati i brigatisti Giuseppe Armante, Maria Cappello, Tiziano Cherubini, Enzo Grilli, Franco Grilli, Franco La Maestra, Flavio Lori, Rossella Lupo, Fausto Marini, Fabio Ravalli, Vincenzo Vaccaro ed il direttore responsabile del "Bollettino dell'associazione solidarietà proletaria", Giuseppe May, dove fu pubblicata la rivendicazione tranese.
Due anni di reclusione, invece, per i brigatisti Michele Mazzei, Antonino Fosso e Franco Galloni, mentre la pena più lieve, 1 anno e 6 mesi, è stata comminata a Francesco Donati.
Alla lettura del dispositivo nessuno degli imputati ha voluto presenziare nell'aula bunker del supercarcere di Trani.
Gli imputati, quasi tutti difesi d'ufficio, sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali di un giudizio in cui non si sono costituiti parte civile né lo Stato, né la famiglia del giuslavorista.

Il prof. D'Antona a fu ucciso a Roma la mattina del 19 Maggio '99 da un commando delle Brigate Rosse. La prima rivendicazione, cinque ore dopo, ad opera delle Brigate Rosse per la costituzione del Partito Comunista Combattente.
Il 14 luglio un'altra rivendicazione giunse da Trani nel corso di un'udienza celebrata dall'ex pretore Michele Nardi dinanzi a cui, per altre vicende giudiziarie, sedeva come imputato il brigatista Fausto Marini. Depositò un documento, che, secondo l'accusa sostenuta dal Pm Maralfa, "faceva propaganda per il sovvertimento violento degli ordinamenti economici e sociali costituiti nella Repubblica Italiana e faceva propaganda per la distruzione di ogni ordinamento politico e giuridico della società, e, comunque, faceva apologia di tali fatti e dell'omicidio D'Antona, sì da porre in essere una condotta concretamente idonea a provocare la commissione di altri gravi delitti contro la persona e la personalità dello Stato>.
L'inchiesta, sfociata nella sentenza di oggi pomeriggio, fu avviata nel febbraio '99 e dunque ancor prima del delitto del consulente dell'allora Ministro del Lavoro Antonio Bassolino.
Nella sezione speciale del supercarcere di Trani fu rinvenuto un libro sospetto che avrebbe presagito la gestazione di un movimento sovversivo.
Nel volume non c'era il riferimento al delitto D'Antona ma il rinvenimento portò ad un'inchiesta arricchitasi proprio col documento depositato il 14 luglio da Marini anche a nome di altri compagni.
Qualcuno tentò la pubblicazione anche sulla rivista bolognese "Senza Censura", ma la corrispondenza fu intercettata.
Antonello Norscia

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