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Giovedì 21 Settembre 2017 | 08:49

Censis: investire nei porti conviene

Ogni euro investito in interventi portuali, è emerso durante il convegno «Città dell'Acqua - Il modello Brindisi», produce un incremento di produzione di 2,80€
BRINDISI - Investire nel waterfront, il fronte del mare, crea sviluppo. Ogni euro investito in iniziative e interventi portuali produce un incremento di produzione di 2,80 euro (0,90 diretto e 1,90 indiretto). Lo rivela uno studio del Censis presentato al convegno internazionale «Città dell'Acqua - Il modello Brindisi» in corso nel capoluogo messapico.
Secondo la ricerca presentata da Dania De Ascentiis, tra i relatori del convegno, solo pensando ai posti barca (140 mila esistenti contro una domanda potenziale di 420 mila) si capisce che la domanda è insoddisfatta e che bisogna continuare ad investire sullo sviluppo dei porti e sul riavvicinamento delle città al mare.
Durante l'incontro sono stati forniti alcuni dati relativi al traffico dei croceristi che in Italia sono passati dai 4 milioni del 2003 ai 4,7 milioni stimati per il 2005, con un incremento del 17,5%. Il boom delle crociere si è avuto a Savona, che rappresenta un vero e proprio caso da quando è stato realizzato il Palacrociere. Nella città ligure si è passati dai 195 mila passeggeri del 2003 (anno in cui è stato costruito il terminal) ai 620 mila stimati per il 2005.
Il Censis ha anche stilato una classifica delle 19 città dell'acqua, che vantano complessivamente 5 milioni di abitanti (8,8% della popolazione nazionale) con un Pil comunale di 105,3 miliardi di euro (9,1% del nazionale) e un Pil pro-capite di 20.900 euro (+2,4% su media).
Nel ranking nazionale al primo posto c'è l' «aquila» Venezia con un Pil pro-capite di 30.700 euro, seguita a distanza dalle «città del benessere maturo»: Genova (24.700 euro), Trieste (23.200), Ravenna (25.900), Livorno (23.600), La Spezia (26.200), Savona (26.600) e Civitavecchia (15.500). A distanza segue Ancona - definita dal Censis «città dello sviluppo» - che vanta il più basso tasso di disoccupazione italiano e un Pil pro-capite di 30.100 euro; e, ancora, i «poli della riscossa» Bari (23.300), Cagliari (26.400) e Salerno (24.400).
Fanalino di coda sono le cosiddette città «arretrate»: Napoli (17.500 euro), Palermo (15.900), Catania (20.100), Taranto (18.700), Messina (15.100), Reggio Calabria (15.300) e Brindisi (20.700) che hanno valori generali - è stato detto - «al di sotto della media italiana e dove la disoccupazione è più elevata».

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