Cerca

Martedì 23 Gennaio 2018 | 19:09

Malasanità: scagionati medici Barletta

Sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste, per il primario del reparto di ginecologia dell'ospedale Giovanni Trombetta, la pediatra Angela De Rosa ed il direttore sanitario del nosocomio barlettano Ruggiero Rizzi
TRANI - Sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste.
Così il gup del tribunale di Trani Teresa Giancaspro ha scagionato dall'accusa di omissione d'atti d'ufficio il primario del reparto di ginecologia dell'ospedale di Barletta Giovanni Trombetta, la pediatra del reparto di neonatologia Angela De Rosa ed il direttore sanitario del nosocomio barlettano Ruggiero Rizzi, finiti sul banco degli imputati per un presunto caso di malasanità del 16 luglio del 2002.
Il sostituto procuratore della Repubblica di Trani Achille Bianchi aveva chiesto il loro rinvio a giudizio, ma il giudice dell'udienza preliminare ha scagionato i tre sanitari barlettani, che, secondo l'accusa, nelle rispettive qualità, avrebbero omesso d'avvertire una partoriente barlettana, rivoltasi in ospedale per un parto prematuro, che la struttura ospedaliera non era dotata di un'unità di terapia intensiva neonatale. Inoltre avrebbero omesso di reperire tempestivamente un'autoambulanza che curasse il trasporto della donna e del feto presso una struttura ospedaliera dotata di quel reparto. Un presunto tergiversare intercorso tra le 8,50, ora della nascita del piccolo Pio, e le 14,00, ora in cui il neonato morì.
Per il pubblico ministero tranese i tre sanitari avrebbero dovuto individuare l'unità di terapia intensiva neonatale "senza ritardo onde prestare le cure necessarie al neonato che decedeva senza essere stato indirizzato e trasportato presso una struttura sanitaria idonea".
In pratica, per l'accusa, i sanitari barlettani avrebbero dovuto indirizzare prontamente la partoriente in un ospedale dotato del reparto di terapia intensiva neonatale, mancante nel nosocomio barlettano, onde poter consentire che il neonato potesse esser assistito in un reparto idoneo proprio in considerazione del parto prematuro.
Il fatto fu denunciato dai genitori del piccolo, vissuto poche ore. Così la Procura dispose una consulenza medica per accertare le cause dell'accaduto, indagando anche altre persone per cui però lo stesso Pm chiese l'archiviazione.
Le motivazioni della sentenza che scagiona i tre sanitari si conosceranno nei prossimi mesi.
Intanto la pronuncia ha provocato differenti umori.
"Il dr. Rizzi ha commentato favorevolmente il dispositivo della sentenza - afferma il suo avvocato Nicola Larosa - poiché ripristina la reputazione dell'ospedale di Barletta, auspicando che questo increscioso fatto diventi un momento di riflessione affinché i poteri sanitari regionali decidano l'istituzione a Barletta di un'unità di terapia intensiva neonatale, dotata di centro mobile, essendo insufficienti e non facilmente collegati quelli viciniori. Nel caso di specie - prosegue il legale - non era stato possibile il trasporto del bimbo nato prematuramente presso l'unità di Taranto per le difficoltà di reperire subito un centro mobile appositamente attrezzato, che non era in dotazione all'ospedale di Barletta. Grazie all'immediato intervento del dr. Rizzi, interpellato dal marito della partoriente, il centro mobile fu poi reperito presso gli Ospedali Riuniti di Foggia. Tuttavia lo sforzo rimase frustrato dalle cattive condizioni del feto che non ne consentirono comunque la sopravvivenza".
"Proporremo sicuramente appello" - afferma, invece, l'avv. Raffaele Dibello, costituitosi parte civile per i familiari del piccolo.
Alla luce delle motivazioni pure il Pm Bianchi valuterà se impugnare la sentenza che ha ampiamente scagionato i tre sanitari dell'ospedale di Barletta.
Antonello Norscia

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400