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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 22:14

Archeologia marina - Dopo due anni termina «Archeomar»

I numeri: duecentosessantacinque siti rilevati e documentati con un alto livello di dettaglio, dei quali 96 in Calabria, 79 in Campania, 3 in Basilicata e in 97 in Puglia
PROCIDA (NAPOLI) - Duecentosessantacinque siti rilevati e documentati con un alto livello di dettaglio, dei quali 96 in Calabria, 79 in Campania, 3 in Basilicata e in 97 in Puglia. Sono questi i numeri della seconda fase del progetto "Archeomar", conclusasi oggi che in due anni ha portato un'equipe di archeologi marini a passare al setaccio i fondali dei mari delle quattro regioni meridionali per censire e documentare le testimonianze del passato.
L'obiettivo, dopo la conclusione del progetto "Archeomar", come ha annunciato oggi il viceministro per i Beni e le Attività Culturali, Antonio Martusciello, dovrà essere quello di realizzare un vero e proprio polo museale «dedicato alla storia dell'uomo sui mari, nelle lagune, sui fiumi e sugli ipogei italiani». Cento operatori, tra tecnici di bordo, subacquei, archeologi subacquei, assistenti e dipendenti delle Soprintendenze hanno individuato, anche grazie all'utilizzo di moderne tecnologie come il sistema Gps, relitti di epoca romana, medioevale e moderna (come relitti militari della I e della II guerra mondiale). Materiale che costituirà una vera e propria banca dati, con l'indicazione anche degli elementi di criticità relativi ai rischi di distruzione. Ma per favorirne la conoscenza al grande pubblico il materiale finirà in un sito web che è in fase di allestimento e in un poderoso atlante cartografico e fotografico dei siti archeologici sommersi che è in corso di lavorazione.
I risultati della seconda fase del progetto 'Archeomar' sono stati illustrati oggi, alla presenza del viceministro ai Beni Culturali, Antonio Martusciello, a bordo della nave oceanografica «Coopernaut Franca» ancorata al largo dell'isola di Procida (Napoli), proprio dove gli operatori hanno rintracciato il 'relitto dei marmì. Si tratta di una imbarcazione del XVIII secolo, affondata per cause ignote che affondò subito dopo aver doppiato Capo Miseno, che trasportava marmi antichi, molto probabilmente ricavati dalla spoliazione di un monumento di epoca romana, e alcuni reperti di ceramica invetriata. Sia i marmi che lo scafo, secondo quanto hanno accertato gli esperi, sono in buone condizioni. Il progetto 'Archeomar', finanziato con circa 77 milioni di euro previsti da una legge del 2002, affidato a seguito dell'espletamento di una gara internazionale sulla base di una progettazione compiuta dal ministero per i Beni e le Attività Culturali, è servito oltre a catalogare nuovi reperti marini anche a mettere a sistema tutto il materiale raccolto negli anni passati. Al momento sono state completate le prime due fasi del progetto, ovvero quella della progettazione dell'intervento e quella dell'individuazione dei siti. Ora scatterà della valutazione dei dati acquisiti ma come ha spiegato ancora il viceministro Martusciello bisognerà «trovare le risorse ad hoc per rendere disponibili ed operativi laboratori di restauro del legno bagnato e di quanto viene recuperato sott'acqua, come metalli, ceramiche, materiali lapidei e cuioi».
I risultati finora conseguiti, sempre a giudizio di Martusciello, dimostrano «che l'intuizione di dotare di fondi e strutture adeguate la ricerca subacquea era giusta e doverosa e porterà ad un ampliamento della conoscenza e della capacità di intervento nella tutela di un patrimonio finora sconosciuto e sedimentato nei secoli».

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