Lunedì 23 Luglio 2018 | 03:44

Lecce - «Sì ho sparato ma solo per spaventarli»

Pasquale Stifani ha ammesso di essere stato l'autore dell'omicidio del 17enne e del duplice tentativo di omicidio ai danni dei fratelli della vittima, a Taurisano. In lacrime, il 18enne (che ha sparato l'intero caricatore della pistola) ha detto agli inquirenti che non aveva intenzione di uccidere
LECCE - Ha ammesso di essere stato l'autore dell'omicidio e del duplice tentativo di omicidio compiuto ai danni di tre fratelli la notte tra il 12 e il 13 giugno scorsi a Taurisano (Lecce), ma ha detto che lui, i tre giovani contro i quali ha sparato l'intero caricatore della pistola che impugnava, voleva solo spaventarli, punirli per l'ennesima offesa e i pugni che aveva ricevuto in piazza, davanti a tutti.
Pasquale Stifani, il diciottenne fermato dalla polizia 12 ore dopo il delitto ha confessato di essere l'autore dell'agguato nell'interrogatorio di convalida del fermo svoltosi stamattina nel carcere 'Borgo Sannicolà di Lecce. Il giovane ha confessato il delitto in lacrime, davanti al gip del tribunale salentino Maurizio Saso, e al magistrato inquirente Antonio De Donno. Le prime ammissioni il giovane le aveva fornite ai poliziotti che lo avevano fermato il 13 giugno, ai quali aveva detto in un pianto dirotto: «Sì, sono stato io».
Mentre, in carcere, ammetteva le proprie responsabilità, Stifani si è detto «pentito» per quello che ha fatto. Per lui l'accusa è di aver ucciso volontariamente un diciassettenne, di aver tentato di uccidere un quindicenne (che ha riportato gravi ferite) e un diciannovenne (rimasto illeso), tutti e due fratelli della vittima, e di porto e detenzione illegale di una pistola calibro 7,65.
Alla presenza del suo difensore, avv.Silvio Caroli, Stifani si è soffermato su quanto era accaduto prima dell'omicidio, in piazza circolare Giotto, dove - ha detto il presunto omicida - «ho ricevuto l'ennesimo insulto dai tre fratelli». Uno sfottò che è degenerato in una scazzottata nella quale il diciottenne ha avuto la peggio: i pugni ricevuti davanti a tutti lo hanno spinto a vendicarsi. La lite - ha confermato il giovane - è nata tra ragazzi che si conoscevano da quand'erano bambini. «Loro, però - ha detto - negli ultimi tempi mi avevano emarginato e raccontavano cose non vere e offensive sul mio conto». Da qui, forse, la sua volontà di non essere sottomesso dal gruppetto rivale.
Stifani ha anche ricostruito i particolari riguardanti la detenzione dell'arma che - ha detto - «nascondevo in un muretto». Dopo la lite in piazza, è salito in sella ad una bicicletta, è corso a prendere la pistola e, con l'arma in pugno, ha atteso che i tre fratelli tornassero a casa, in via Caduti di Cefalonia. Era l'una di notte. Prima ha visto il diciassettenne arrivare in bicicletta, poi gli altri due a bordo di una Peugeot 205 bianca.
«Mi sono avvicinato a loro - ha raccontato oggi - e li ho invitati, con l'arma in pugno, a ripetere le offese che mi avevano rivolto poco prima. Li volevo solo spaventare ma, l'improvvisa reazione del diciassettenne, mi ha fatto perdere la testa: così ho fatto fuoco senza capire quello che stavo facendo».
Roberto Buonavoglia

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