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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 11:31

Sanità, in Puglia mancano 15.000 unità

La giunta regionale intende sbloccare il turn over e se sarà necessario fare nuove assunzioni. Lo ha annunciato il presidente della Regione, Nichi Vendola
TERLIZZI (BARI) - Al sistema sanitario pugliese manca personale per almeno 15.000 unità: per colmare questo gap la giunta regionale intende sbloccare il turn over e se sarà necessario varerà una legge per procedere a nuove assunzioni. Lo hanno annunciato il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e l' assessore regionale alla Salute, Alberto Tedesco, che hanno partecipato ad un convegno nell' ospedale "Sarcone" di Terlizzi durante il quale hanno illustrato «il nuovo corso della politica sanitaria pugliese».
Si è trattato della prima visita di Vendola da presidente in una struttura sanitaria pubblica ed è avvenuta proprio nell' ospedale di Terlizzi (suo paese natale) che è stato anche il luogo simbolo della contestazione più accesa nell' agosto del 2002 contro il piano di riordino ospedaliero varato dalla giunta regionale presieduta da Raffaele Fitto.
Nell' incontro, nel quale è stato ricostruita e celebrata la storia degli ultimi trent' anni di attività dell' ospedale "Sarcone", Vendola e Tedesco hanno anche annunciato la prossima riorganizzazione del sistema delle Ausl in funzione della novità introdotta dalla nuova provincia di Barletta-Andria-Trani.
Secondo Tedesco, è probabile che il territorio di competenza della nuova Ausl coincida con i dieci Comuni della provincia Bat, mentre un' altra Ausl verrà definita ridisegnando un perimetro tra i Comuni del nord barese che comprenderà Giovinazzo, Ruvo di Puglia, Terlizzi, Molfetta e Corato, e probabilmente anche Bitonto e Palo del Colle.
All'incontro, che si è svolto nella affollatissima sala convegni dell'ospedale Sarcone, hanno partecipato oltre al direttore della Ausl Bari/uno, Vito Verrecchia, responsabili medici dell'ospedale, il presidente del consiglio regionale, Pietro Pepe, diversi componenti della giunta, esponenti politici, parlamentari e numerosi sindaci.
Riguardo alle carenze di organico negli ospedali (mediche e non), Tedesco ha precisato che il servizio sanitario regionale conta su 40.000 addetti. «Rispetto a Regioni con caratteristiche analoghe alla nostra - ha detto - abbiamo un gap di 15.000 unità accumulato in tre anni di blocco delle assunzioni e anche di qualsiasi forma di turn over».
Il problema è che nella conferenza Stato-Regioni dello scorso marzo, il governo ha imposto alle Regioni il blocco del turn over fino a quando non venga realizzato un risparmio complessivo di 250 milioni di euro rispetto alle spese per il personale del 2004. Questa cifra per la Puglia significa un risparmio stimato in una ventina di milioni di euro e solo quando questo avverrà, le Regioni potranno sbloccare le assunzioni ma solo sino al 27% del turn over sempre riferito al 2004.
Per Tedesco, questo calcolo non tiene conto del fatto che la Puglia (a differenza delle altre Regioni) ha bloccato le assunzioni già da tre anni e ora ha assoluto bisogno di personale. «La strada che percorreremo - ha detto Vendola - sarà quella di avviare una trattativa con il governo (in sede di conferenza Stato-Regioni) per sbloccare le assunzioni, e poi apriremo un confronto con le forze politiche regionali per giungere eventualmente ad una soluzione legislativa». «Non credo che una legge che sblocchi le assunzioni possa essere considerata incostituzionale - ha detto Tedesco - visto che non sono state giudicate incostituzionali quelle che hanno bloccato il turn over».
Tra i primi punti che saranno oggetto della riforma sanitaria della giunta Vendola, sono stati indicati anche, oltre alla ridefinizione delle Ausl sulla base della novità della sesta provincia, la ridefinizione del piano sanitario per il prossimo triennio, la rivisitazione del piano ospedaliere partendo da una verifica di quanto fatto, e dalla correzione di «una aberrazione» del piano Fitto: la separazione tra poli chirurgici e poli medici. «L'ammalato è uno - ha detto Vendola - non è scisso tra terapia chirurgica e terapia medica, le due cose sono unite e la struttura sanitaria deve offrire una offerta complessiva». Ci sarà poi il completamento dell'organizzazione del 118 con un coordinamento regionale (sulla questione è stato riconosciuto il merito alla giunta precedente di averlo istituito).

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