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Lunedì 25 Settembre 2017 | 02:59

«Le cavallette fanno più paura che danni»

Presentate a Bari le misure di monitoraggio e controllo dei fenomeni di infestazione che, da 3-4 anni, si ripetono in Puglia, soprattutto ai piedi del Gargano e sulla Murgia
BARI - Non provocano danni rilevanti alle colture agricole, in particolare cerealicole, o almeno non esistono dati scientifici in questo senso. Non sono pericolose per l'uomo ma determinano un impatto psicologico notevole. La specie diffusa nelle campagne è diversa da quella dei centri urbani. Combatterle si può ma è consigliabile farlo dove è consentito (in campagna e non in città), quando l'animale si trova nella sua fase giovanile (in primavera) e in maniera equilibrata e compatibile con l'ambiente.
Sono queste alcune caratteristiche della Dociostaurus Maroccanus, meglio nota come cavalletta crociata, per il segno a X presente sul dorso, che da tre o quattro anni sta infestando la Puglia, soprattutto le zone ai piedi del Gargano e l'Alta Murgia barese. L'anno scorso la loro invasione dovuta a una tropicalizzazione del clima e ad alcune recenti abitudini colturali, determinò disagi, qualche piccolo incidente ed episodi di panico. Anche quest'anno, nel periodo caldo di maggio, sono state diverse le segnalazioni sul territorio. Oggi gli assessori all'Agricoltura Enzo Russo e all'Ecologia Michele Losappio hanno illustrato, insieme ad alcuni tecnici e ai rappresentanti di alcune amministrazioni comunali, le misure di monitoraggio e di controllo del fenomeno. I tecnici hanno ribadito il ruolo del falco grillaio, un rapace appartenente a una specie protetta a livello mondiale e presente stabilmente nel territorio dell'Alta Murgia, come controllore naturale delle popolazioni di cavallette. Soprattutto nel suo periodo riproduttivo (aprile-settembre), il falco grillaio consuma decine di tonnellate di insetti, che, ricchissimi di proteine, rappresentano la gran parte della sua dieta alimentare.
FENOMENO STUDIATO DA DIPARTIMENTO BIOLOGIA E CHIMICA UNIVERSITA'
La cavalletta, appartenente alla famiglia degli ortotteri, non è una specie migratoria ma endemica. E' presente da sempre nelle zone mediterranee europee, tanto da non essere collegata, secondo gli esperti, a ipotesi di desertificazione o di effetto serra.
La sua presenza in forme più invasive dipende da: fattori climatici, presenza o meno di nemici naturali come falchi grillai, organismi fungini e insetti predatori, abitudini colturali particolari.
Le cavallette si riproducono soprattutto in terreni lasciati incolti, a causa di incentivi comunitari o naturalmente abbandonati. Qualche danno in più nella sua fase più matura le cavallette lo possono provocare a colture frutticole e orticole e a oliveti. Il fenomeno viene tenuto sotto osservazione dal Dipartimento di Biologia e Chimica Agroforestale e Ambientale dell'Università di Bari, guidato dall'esperto entomologo Luciano Moleas, grazie ad un progetto quadriennale finanziato dall'Assessorato alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia. INSETTICIDI NATURALI E CONTROLLO TERRITORIO PREFERITI A SOSTANZE CHIMICHE
Le forme giovanili di cavalletta sono state osservate quest'anno, in quantità non eccessiva, lungo la direttrice Ruvo-Altamura e nella zona di Montegrosso, contrada Lama di Corvo, vicino Andria dove l'Amministrazione comunale ha attivato, per motivi di sicurezza stradale, l'aspirazione meccanica dell'insetto dal manto stradale sulle direttrici dell'area interessata. Questo intervento è tutt'ora in corso.
Le segnalazioni di cavallette ricevute a maggio sono limitate e rientrano in Zone a Protezione Speciale e Siti di Interesse Comunitario o Parco Naturale dove, secondo norme europee e nazionali, non è assolutamente possibile intervenire con sostanze attive insetticide di natura chimica. L'uso di insetticidi naturali rappresenta una possibile alternativa ma solo per le forme giovanili dell'animale e nei luoghi di deposizione delle uova. Le cavallette più mature sono molto mobili e quindi il contrasto chimico sarebbe troppo pervasivo e pericoloso per l'uomo.
Le altre contromisure sono l'aratura anche superficiale dei terreni (autunno-inverno), il monitoraggio e mappatura del territorio per individuare e distruggere con mezzi fisici (per esempio con bruciature) o chimici a minore impatto ambientale le cosiddette grillare. Solo nei casi di infestazioni di notevole entità, in luoghi non rientranti nelle zone Zps e Sic, e solo per le forme giovanili non alate, può essere effettuata la distribuzione di esche di crusca avvelenate con malathion o possono essere usati insetticidi naturali. L'uso dei prodotti chimici può avere conseguenze letali sul falco grillaio, che è un predatore proprio della cavalletta.

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