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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 15:06

Processi lumaca, Ministero rimborsa baresi

Il tribunale di Bari ha condannato il ministero di Grazia e Giustizia a pagare 5 mila euro ad ognuno degli otto protagonisti di un processo durato durato 11 anni
Processi lumaca, Ministero rimborsa baresi
BARI - Il tribunale di Bari ha condannato il ministero di Grazia e Giustizia a pagare 5 mila euro ad ognuno degli otto protagonisti di un processo durato durato 11 anni.
La vicenda nasce da una causa promossa nel 1993 davanti al giudice del lavoro da alcuni operai licenziati. La sentenza di primo grado è arrivata il 30 settembre 2004, ed ora aspetta il secondo grado di giudizio. I ricorrenti, patrocinati dall'Adoc attraverso lo studio Potente, Iacovino, Di Pardo di Campobasso, hanno chiesto il pronunciamento della Corte d'Appello del capoluogo pugliese per ottenere «l'equa riparazione prevista dalla legge 89/2991 per l'eccessiva lunghezza del processo». I giudici baresi hanno ritenuto che la violazione del temine ragionevole, con riferimento al diritto di accesso alla Giustizia e al diritto ad una rapida decisione va correlata alla richiesta di adottare una determinata decisione». La Corte di Appello di Bari ha sostenuto, altresì, che «la imputabilità del danno alla amministrazione statale è connessa alla mancata predisposizione di misure organizzative ed ordinamentali utili a fornire sollecita risposta alla domanda di giustizia, che nella specie non vi è dubbio sussista, tenuto conto dell'avvicendarsi di giudici incaricati della trattazione del giudizio, anche a seguito delle riforme ordinamentali via via introdotte». Nel merito la Corte ha sottolineato come «la durata ragionevole del giudizio di primo grado non avrebbe dovuto superare cinque anni». Dopo aver escluso che «il ritardo possa essere ascritto a responsabilità dell'Autorità che ebbe ad occuparsi della controversia», quanto al danno non patrimoniale ha sostenuto che «esso consegue al ritardo accertato e la relativa prova può essere agevolata dal ricorso a presunzioni semplici che possono trovare il loro fondamento nella conoscenza di elementari e comuni nozioni di psicologia, sicchè agevolmente può farsi richiamo nel caso di specie alla inutile attesa della decisione sofferta per anni».
Riconosciuta la violazione della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali firmata a Roma nel 1950, la Corte d'appello barese ha condannato il Ministero di Grazia e Giustizia a pagare ad ogni lavoratore 5 mila euro, oltre interessi e spese di procedura.
«La stessa cosa - consiglia Teresa Magri, Presidente regionale dell'Adoc Molise - potrebbero fare i parenti delle vittime della strage di Piazza Fontana, il cui processo è durato circa 30 anni. Oltre a compensare la discutibile sentenza di condanna alle spese processuali, potrebbero ottenere anche il giusto ristoro dei danni patiti a causa della lungaggine del processo».

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