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Giovedì 21 Settembre 2017 | 19:38

Bankitalia: la Puglia cresce troppo poco

Nel 2004 il prodotto regionale ha fatto registrare un incremento inferiore alla media nazionale, in un quadro generale di crisi strutturale. I settori trainanti sono stati l'agricoltura e l'edilizia. I laureati pugliesi hanno continuato a spostarsi al nord per cercare lavoro. Le famiglie, hanno aumentato il loro tasso di ricchezza ma hanno ridotto i consumi puntando più sul risparmio
BARI - Nel 2004 il prodotto regionale pugliese è tornato a crescere trainato soprattutto dall'agricoltura e dal settore delle costruzioni, ma lo sviluppo dell'economia regionale è stato contenuto e inferiore alla media nazionale; i laureati pugliesi hanno continuato a spostarsi al nord per cercare lavoro, mentre le famiglie, che hanno aumentato il loro tasso di ricchezza, hanno ridotto i consumi puntando più sul risparmio e determinando così una contrazione della domanda interna.
È questo in estrema sintesi il quadro dell'andamento dell'economia pugliese nel 2004, delineato dalla Banca d' Italia che, come ogni anno, ha presentato oggi l'analisi della congiuntura della regione così come emerge dall'indagine condotta dal nucleo per la ricerca economica della sede di Bari.
L'indagine è stata presentata dal direttore della sede, Sergio Cagnazzo, con il responsabile del nucleo barese di ricerca, Emidio Cocozza, alla presenza anche del capo del servizio studi, Salvatore Rossi.
È una analisi che, secondo Rossi, mostra che la Puglia «condivide molti dei problemi e della crisi del sistema economico italiano». «Crisi che - ha detto - è strutturale e non congiunturale, ed è legata in particolare alla ridotta dimensione delle imprese e alla loro specializzazione su settori tradizionali di produzione».
Quindi i settori trainanti nel 2004 sono stati l'agricoltura (con un +8,4% di crescita del valore aggiunto in termini reali) e quello delle costruzioni, la cui crescita è sostenuta sia dall' accelerazione di investimenti in opere pubbliche sia dalla domanda del mercato immobiliare supportata anche da un livello dei tassi di interesse che - ha sottolineato Cagnazzo - non è stato mai così basso. Restano invece negativi i segnali che arrivano dagli altri settori e in particolare quello industriale e quello dei servizi.
Non c'è stata infatti alcuna crescita nel settore industriale che ha continuato a flettere. L'indagine, condotta su un campione rappresentativo di imprese con almeno 20 addetti, mostra che il fatturato a prezzi costanti si è ridotto del 2%. D'altro canto, il ridimensionamento delle vendite sul mercato interno è stato solo in parte compensato dalla ripresa della componente estera del fatturato.
Le esportazioni di beni a prezzi correnti hanno ripreso a crescere (dopo la contrazione degli anni precedenti) con un incremento del 13,7% trainato soprattutto dai prodotti metallurgici. Ciò è dovuto all'aumento della domanda mondiale di prodotti siderurgici a cui si è associato un forte rincaro delle quotazioni internazionali dell'acciaio (fondamentale è stata quindi l'attività dell'Ilva). La spesa per gli investimenti industriali è aumentata del 10,2% (nel 2003 era calata del 20%) la più elevata accumulazione di capitale si è concentrata prevalentemente tra le imprese manifatturiere con almeno 20 addetti e nel comparto della meccanica.
L'attività nel settore dei servizi ha registrato un ristagno; le vendite al dettaglio si sono ridotte negli esercizi di piccole e medie dimensioni e hanno fortemente rallentato presso la grande distribuzione. Sono calate del 2,7% le presenze di turisti, mentre sono tornate ad aumentare le immatricolazioni di autovetture (+2,9%).
Il numero di persone occupate si è lievemente ridotto (-0,6%) ed è aumentato il tasso di disoccupazione (15,5% nel 2004 a fronte del 15% del 2003) e questo ha comportato consistenti flussi migratori della popolazione più giovane e istruita verso regioni più sviluppate. Dalla indagine emerge anche che il ricorso al credito bancario è aumentato (+6,8% in rallentamento rispetto all'anno precedente) erogato soprattutto alle famiglie per l'acquisto di case, e alle imprese edili. I finanziamenti alle imprese hanno risentito del ristagno dell'attività produttiva nell'industria e nei servizi mentre la crescita dei finanziamenti alle imprese di minore dimensione si è mantenuta superiore a quella delle altre aziende.
È inoltre proseguito - secondo quanto emerso dall'indagine - il processo di allungamento delle scadenze dei prestiti: le operazioni a medio e lungo termine sono il 54% del totale. Sono aumentati i prestiti alle famiglie e oltre ai mutui è aumentato a ritmi sostenuti anche il credito al consumo. Benché in forte crescita negli ultimi anni il volume dei debiti finanziari delle famiglie pugliesi in rapporto al reddito disponibile resta contenuto e su livelli inferiori a quelli registrati in media nel Paese (34% mentre quello nazionale è del 36%).
L'analisi si è concentrata molto sui comportamenti economici delle famiglie pugliesi, e sull'evoluzione dei loro consumi la cui contrazione ha fortemente condizionato la domanda interna. Complessivamente il tasso di ricchezza delle famiglie pugliesi è aumentato, in linea con la media dei Paesi dell'area dell'euro.
Infine, Bankitalia segnala la presenza di fasce di povertà con una incidenza che (secondo l'Istat) nel 2003 era pari del 20% del totale delle famiglie residenti in regione, circa il doppio della media nazionale ma sostanzialmente in linea con quella del Mezzogiorno.

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