Cerca

Martedì 26 Settembre 2017 | 02:15

Omicidio Fazio: arrestato il «piantone»

Michele Portoghese, ritenuto dagli investigatori affiliato al clan Capriati, avrebbe fatto parte del commando che uccise per errore il sedicenne barese
Michele Fazio BARI - Morì a soli 16 anni, il 12 luglio del 2001, in un vicolo di Bari vecchia solo perchè si era trovato nel posto sbagliato, nel momento sbagliato: da allora la morte di Michele Fazio, vittima per errore di uno scontro a fuoco tra i clan rivali Capriati e Strisciuglio, è diventata il simbolo della voglia di riscatto delle brave persone che vivono nel reticolo di vie e piazzette del borgo antico. Un desiderio di rinascita portato avanti con forza dai genitori di Michele, che non si è spento negli anni e che ha portato oggi, grazie alla tenacia degli investigatori, ad un nuovo arresto. Il giovane arrestato oggi dalla polizia, da poco maggiorenne, sarebbe un affiliato al clan Capriati, organizzazione contrapposta a quella degli Strisciuglio.
Il 20 maggio scorso altre sei persone erano state arrestate per l'omicidio del barista sedicenne, raggiunto quella sera da un proiettile che lo colpì alla nuca, mentre tornava a casa dopo una giornata di lavoro. Secondo quanto accertato dagli investigatori, il giovane arrestato oggi quella sera era alla guida di uno dei due scooter sui quali viaggiavano i componenti del commando. Non avrebbe sparato direttamente ma avrebbe facilitato il trasporto delle armi e, poi, avrebbe fatto il «piantone» affinchè gli sparatori riuscissero a fuggire.
Oltre al giovane arrestato oggi - che era stato condannato a due anni di reclusione per associazione per delinquere di stampo mafioso - gli altri arrestati per l'omicidio di Michele Fazio sono Raffaele Capriati, di 22 anni, e Francesco Annoscia, di 23. Il quarto che avrebbe fatto parte del gruppo di fuoco sarebbe stato Leonardo Ungredda, ucciso il 19 agosto del 2003 sul lungomare di Bari, sempre nell'ambito della guerra di mala. E sarebbe stato proprio Ungredda a sparare la sera del 12 luglio del 2001, usando una pistola 7,65, mai ritrovata, colpendo Michele Fazio che stava rientrando dal lavoro. Il commando aveva come obiettivo uno qualsiasì degli appartenenti al clan Strisciuglio: si intendeva così vendicare - secondo quanto accertato dagli investigatori - l'uccisione, avvenuta due settimane prima, di Francesco Capriati. I quattro, quindi, quella sera, avrebbero avvistato Vito De Felice e si sarebbero diretti contro di lui. Ma quest'ultimo riuscì a scansare i colpi, uno dei quali uccise Michele Fazio. De Felice e sua moglie, Lucrezia Morelli, di 25 anni, furono arrestati il 20 maggio scorso perchè reticenti; per lo stesso reato sono in carcere Marino Catacchio, di 28 anni, e Pietro Romito, di 23. Secondo il questore di Bari, Giuseppe Zannini Quirini, il caso Fazio «è definitivamente chiuso nella dinamica, nelle motivazioni e nei responsabili».
L'inchiesta sulla morte di Michele Fazio era stata riaperta sette mesi fa, dopo che, nel gennaio del 2004, il pm che conduceva le indagini chiese l'archiviazione del caso. Da allora i genitori di Michele si rifugiarono in un silenzio di protesta e non parteciparono alle manifestazioni per il secondo anniversario della morte del figlio che furono organizzate nel luogo della tragedia, davanti alla scultura commissionata, per ricordare la terribile morte, dalla Provincia di Bari all'artista francese Jean Michel Folon.
Ma l'inchiesta venne riaperta dalla Dda di Bari. Il pm della Dda Desirè Digeronimo, che ha coordinato le indagini, più volte ha sottolineato come il lavoro investigativo abbia dovuto «scontrarsi contro un muro di omertà «. Nel vicolo di Bari vecchia, quando venne ucciso Michele Fazio, c'era molta gente che vide i sicari a bordo dei due motorini ma nessuno ha mai voluto aiutare gli investigatori ad identificare il commando. Gli assassini, quindi, avrebbero potuto essere arrestati il giorno dopo se qualcuno avesse parlato: invece è stato necessario un lungo lavoro investigativo che, infine, ha portato all'arresto dei responsabili di una morte che ancora oggi è una spina nel fianco della città.
Luisa Amenduni

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione