Domenica 22 Luglio 2018 | 16:57

Proteste al Comitato portuale

L'Associazione dei terminalisti italiani (Assiterminal) prepara un ricorso contro l'esclusione di "Taranto Container Terminal" e per la nomina del rappresentante • Scheda / L'attività di "Evergreen" è in espansione
TARANTO - Sono state ferme ed immediate le proteste di Assiterminal per l'esclusione di "Taranto Container Terminal" (Tct) dal Comitato portuale di Taranto, alla cui presidenza si è recentemente insediato l'imprenditore tarantino Antonio Caramia.
L'Associazione dei terminalisti italiani ha duramente criticato la designazione effettuata dallo stesso Caramia di Giovanni Simeone, presidente della compagnia portuale tarantina "Neptunia", quale suo rappresentante in seno all'Authority portuale, benché da essa fosse stata avanzata la candidatura del comandante Giancarlo Russo, junior vice presidente di "Tct" che movimenta 8.000 teus (unità di misura dei container) annui ed occupa attualmente 500 addetti.
Sulla nomina di Simeone al posto di Russo sono pervenute dure critiche anche da parte di Assologistica (associazione che raggruppa le imprese nazionali logistica, terminalisti portuali, interportuali ed aeroportuali) che con una nota del suo segretario generale, Jean-Francois Daher, ha ufficializzato l'avvio di un ricorso contro quella designazione.
Anche Assologistica, infatti, aveva indicato lo stesso comandante a rappresentare l'associazione nell'Autority ionica ed ha evidenziato che «tra i porti italiani, Taranto è l'unico che non sarà rappresentata dai terminalisti privati, così come invece previsto dall'ex articolo 18 della legge 84 del 1994».
Questa normativa definisce operatori portuali quegli imprenditori privati che sono titolari di concessioni demaniali, attrezzate con investimenti propri delle migliori tecnologie operative e gestionali.
«Se la prassi adottata a Taranto - ha rilevato Assoterminal, da parte sua - avesse un seguito, le più importanti iniziative private sarebbero escluse dalla gestione portuale. Le Authority, perciò, si priverebbero dell'apporto di conoscenze imprenditoriali, professionali e commerciali nel mercato globale».
Le cosiddette imprese capital-intensive, insomma, si sentirebbero demotivate ad incentivare lo sviluppo dei traffici marini. «A Taranto, invece, Tct, che prevede attività in continua espansione di notevole interesse, rappresenta un importantissimo riferimento nello specifico mercato dell'intero Mediterraneo in considerazione anche della sua appartenenza alla multinazionale Evergreen Marine Corporation».
Una carenza di rappresentanza, quindi, che le due associazioni riferiscono di non intendere assolutamente subire e, per questo vi è «l'intendimento di intraprendere tutte le necessarie azioni - come ha annunciato Daher di Assologistica - perché sia riconosciuta l'effettiva rappresentatività delle imprese realmente e concretamente più significative, che costituiscono un patrimonio irrinunciabile per tutta la portualità italiana e per lo sviluppo dell'intero sistema economico nazionale».
Paolo Lerario
lerariop@libero.it

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