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Sabato 23 Settembre 2017 | 23:54

Da Sannicandro Garganico, nuovo cavaliere della Repubblica è una maestra elementare

Grazia D'Evola ha 65 anni, 42 dei quali passati nella scuola elementare «Principe di Piemonte» del comune. «Questo riconoscimento - dice - per me che sono solo una semplice maestra è un onore e ne solo felicissima»
SANNICANDRO GARGANICO (FOGGIA) - L'unico rammarico che ha alla vigilia della pensione, dopo quasi mezzo secolo di insegnamento, è di lasciare i suoi bambini, un pezzo della sua vita. «Loro sono magnifici, sono il contatto con il mondo. Mi fa proprio male ma devo andare via. Ho 65 anni e finisce un ciclo della mia vita».
Gli occhi della maestra Grazia D'Evola si riempiono di lacrime quando pensa alla pensione che decorrerà dal primo settembre 2005, dopo 47 anni di insegnamento, 42 dei quali passati nella scuola elementare «Principe di Piemonte», un edificio di epoca fascista che ora è stato ribattezzato più anonimamente «Direzione didattica - piazza 4 novembre» perchè si trova nell'omonima piazza di Sannicandro Garganico.
Ma, allo stesso tempo, Grazia D'Evola è felice perchè il segretario generale del Quirinale, Gaetano Gifuni, pochi giorni fa le ha comunicato che il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, l'ha insignita del titolo di Cavaliere all'ordine e al merito della Repubblica per l'attività didattica svolta durante tutta la sua lunghissima ed esemplare carriera scolastica. Oggi, quindi, giorno della festa della Repubblica, è un po' anche la festa di questa maestra che è un concentrato di ottimismo, buonumore e voglia di fare.

«Questo riconoscimento - dice - per me che sono solo una semplice maestra è un onore e ne solo felicissima». Infatti, parlare del titolo di Cavaliere piace a questa insegnante che stringe tra le mani la lettera di ringraziamento che sta per spedire al Capo dello Stato. Nella missiva si dice «commossa e felice» per l'onorificenza ricevuta per la quale esprime «gratitudine e riconoscenza» perchè la rende «la maestra pensionanda più felice d'Italia». Una felicità - scrive - che «toccherebbe il culmine, signor Presidente, se potessi stringerle la mano» perchè in questi lunghissimi anni «ho amato la scuola e mi è piaciuto insegnare».

Grazia D'Evola, che nel 1975 ottenne dal presidente della Repubblica, Giovanni Leone, la medaglia di bronzo per «l'opera particolarmente zelante ed efficace» dedicata all'educazione infantile, ora che tutti le dimostrano riconoscenza pensa alla pensione senza quei bambini che l'hanno circondata da quando aveva 18 anni. Era il 1958 quando passò il concorso per l'insegnamento. Da allora di tempo ne è passato e la scuola è cambiata molto, si è passati dalla maestra unica al team di insegnanti.
«Ma io - dice - preferisco la maestra unica, a patto che ci siano i laboratori perchè solo così i bambini possono dare sfogo alla loro creatività. Per questo dico: ben venga la riforma Moratti ma a condizione che ci siano le strutture adatte».

Una critica la maestra-Cavaliere la fa all'universo scuola. «Quando c'era una maestra sola - rileva - c'era più dialogo con i bambini, oggi tutto questo manca perchè in due ore di insegnamento non solo non riusciamo a correggere i loro errori, ma non riusciamo nemmeno a parlarci perchè ogni volta dobbiamo lasciare spazio all'altra collega. Per questo credo che con il passaggio al team si sia persa un'occasione perchè così non riusciamo a far fronte alle esigenze dei bambini».
Durante i 47 anni di carriera anche la maestra-Cavaliere ha bocciato alcuni alunni e con alcuni di loro, tanti anni fa, ha usato la bacchetta, spalmandola sulle mani dei più irrequieti. «Non li ho bocciati - replica lei - li ho fermati per dar loro la possibilità di maturare». E gli stipendi, autentica croce degli insegnati d'Italia? «Maestro - spiega - significa lavorare per quello che si può dare, poi ciò che arriva, arriva. Ci accontentiamo perchè se non si è sereni non si può dare nulla agli altri».
Difficile smuovere dalle sue posizioni questa orgogliosa e ostinata maestra, moglie di un insegnante e madre di un pianista e di un urologo che sono emigrati al centro e al nord Italia per lavorare. Anche quando al termine della conversazione le viene chiesto ironicamente se da oggi si farà chiamare Cavaliere, lei risponde con la solita schiettezza: «Ma che dice! Sono e resterò una semplice maestra».

Roberto Buonavoglia

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