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Venerdì 22 Settembre 2017 | 12:03

Ri-arrestato «Savinuccio» Parisi

Ritenendo sussistente il pericolo di fuga, dopo un mese di libertà, è tornato in carcere quello che la Dda ritiene il boss di un clan egemone del capoluogo pugliese
BARI - Ritenendo sussistente il pericolo di fuga, dopo un mese di libertà è tornato in carcere "Savinuccio" Parisi, ritenuto dalla Dda del capoluogo pugliese uno dei boss dei clan egemoni di Bari. L'arresto, compiuto da agenti della squadra mobile e dai carabinieri, è stato eseguito in base ad un'ordinanza di ripristino della custodia cautelare in carcere emessa, su richiesta della Dda, dai giudici della prima sezione del Tribunale di Bari, che nei mesi scorsi avevano condannato Parisi a sei anni di reclusione per associazione mafiosa.
Parisi era stato scarcerato il 29 aprile scorso dopo circa 13 anni di detenzione in carcere dove aveva scontato una condanna alla pena definitiva a 14 anni di reclusione (che ha subito sconti per la buon condotta del detenuto) per aver preso parte ad un'associazione finalizzata al traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti.
Dopo essere tornato libero il boss era stato sottoposto al solo obbligo di dimora e non aveva perso tempo - secondo le indagini della squadra mobile della questura di Bari - a riprendere le redini del clan che gli avrebbe fornito appoggi tali che ne avrebbero potuto favorire la fuga, sottraendolo così a eventuali sentenze di condanna per procedimenti in corso.
La scarcerazione del presunto boss fu disposta dopo che la sesta sezione penale della Cassazione il 28 aprile scorso annullò senza rinvio, per motivi procedurali, l'ordinanza di custodia cautelare che teneva in carcere Parisi, accusato di aver capeggiato l'associazione criminale di spacciatori che gestiva e monopolizzava lo spaccio di ingenti quantitativi di stupefacenti nel rione Japigia di Bari.
Il provvedimento di ripristino della custodia cautelare è stato emesso in base all'articolo 307 comma secondo lettera "b" del codice di procedura penale che prevede che il ripristino della misura restrittiva avvenga «contestualmente o successivamente» ad una sentenza di condanna di primo o di secondo grado quando ricorre l'esigenza cautelare.
Fino al febbraio scorso Parisi aveva scontato in carcere la condanna alla pena di 14 anni di reclusione inflittagli al termine del processo con rito abbreviato dal gup del Tribunale di Bari Concetta Russi dopo che il boss fu arrestato dalla polizia il 7 settembre 1992, su richiesta del pm inquirente del Tribunale di Bari Carlo Curione.
Nei confronti di Parisi pendono tre importanti procedimenti penali culminati con l'emissione di altrettante ordinanze di custodia cautelare in carcere notificategli negli anni scorsi: solo uno di questi procedimenti è giunto a sentenza di primo grado, mentre le altre due ordinanze restrittive sono state annullate in sede cautelare.
Quindi, la detenzione in carcere del boss fino all'aprile scorso era assicurata dalla sola condanna alla pena di 14 anni divenuta da tempo definitiva. Oltre a questa pena già espiata, l'unica condanna che pende sul capo di Parisi è del 13 dicembre 2004, quando il presunto boss della droga fu condannato dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Bari a sei anni di reclusione per associazione mafiosa al termine del processo chiamato "Blue moon".
Contro la pena, considerata «misera», ha fatto appello il pm inquirente della Dda di Bari, Giuseppe Scelsi, che già all'inizio del processo aveva protestato contro «le sole due udienze fissate al mese» che porterebbero - denunciò in aula già il 19 settembre 2002 - «alla scarcerazione di tutti gli imputati».
Per quel processo, conclusosi nel dicembre scorso, Parisi ed altri 75 imputati erano stati rinviati a giudizio tre anni prima, il 17 gennaio 2002. I due provvedimenti restrittivi annullati nei confronti di Parisi sono quelli che fanno riferimento alle indagini dei carabinieri sull'omicidio, avvenuto nel barese nel marzo '91, di Pasquale Crocitto, di 34 anni, del quale Parisi è ritenuto dall'accusa uno dei due mandanti, e la cosiddetta operazione 'Maestrò, sulla quale è intervenuta il 28 aprile la Cassazione, con la quale la polizia smantellò un clan di spacciatori del rione Japigia di Bari.
Durante il periodo di detenzione, così come prevede la legge, Parisi ha goduto di riduzioni del periodo di carcerazione per il corretto comportamento tenuto in carcere.
GLI INVESTIGATORI: INCONTRAVA MALVIVENTI E AVEVA SCORTA
Scorrazzava in automobile per le strade di Bari accompagnato da un corteo di auto e moto sui quali viaggiavano suoi uomini di fiducia, e quando, mattina e sera, andava nella caserma dei carabinieri del rione Japigia a firmare il registro dei sorvegliati speciali a cui è imposto l'obbligo di dimora, agli angoli della caserma si appostavano sette-otto sentinelle che garantivano al boss «serenità».
Sono alcuni dei particolari che emergono dall'attività investigativa compiuta dai carabinieri del comando provinciale di Bari che hanno contribuito a far arrestate oggi il boss barese "Savinuccio" Parisi. Secondo i militari dell'Arma, Parisi in questo mese di libertà ha incontrato a Bari pregiudicati della città vecchia e del rione Libertà.
Prima di essere condotto in carcere in esecuzione di un'ordinanza di ripristino della custodia cautelare emessa dal Tribunale di Bari, Parisi è stato fermato dai carabinieri a bordo di un'autovettura e sottoposto a controlli nell'ambito di un'attività investigativa da tempo in corso. Per questo motivo - si è saputo - è stato condotto nella caserma "Bari Centro" dell'Arma. Qui gli è stata più tardi notificata, alla presenza anche di uomini della squadra mobile, la misura restrittiva in carcere.

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