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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 06:05

Manfredonia - Si è fatto giustizia da solo

Arrestato il padre di Giusy Potenza, la ragazzina uccisa dal cugino dello stesso padre, che era anche il suo amante. La ragazza era stata coinvolta in un giro di baby prostitute e il padre ha accoltellato il genitore di una delle due donne coinvolte • Fermati due uomini accusati di favoreggiamento
MANFREDONIA (FOGGIA) - Si è fatto giustizia da solo, in un affollato bar di Manfredonia. Come aveva promesso ha lavato col sangue l'uccisione della sua bambina, Giusy Potenza, la quindicenne incappata in un giro di baby-prostitute e massacrata nel foggiano il 12 novembre 2004 dal cugino del padre, che era anche il suo amante.
Oggi pomeriggio, quando il genitore di Giusy, Carlo Potenza, di 37 anni, ha visto nel bar Olimpia il padre di una delle due donne arrestate con l'accusa di aver indotto la sua figliola a prostituirsi, è stato travolto dall'ira: ha sfoderato il coltello che aveva con sè, si è avvicinato al suo rivale, Pasquale Mangini, e ha detto solo, ad alta voce: «Sta ancora vivo questo qua». Poi lo ha accoltellato tra l'addome e il torace davanti a molti testimoni. Mangini è caduto sul pavimento in una pozza di sangue ed è stato subito soccorso dai presenti che lo hanno accompagnato al pronto soccorso. Carlo Potenza, invece, è fuggito con l'arma in mano ma è stato arrestato subito dopo dalla polizia per tentativo di omicidio e porto abusivo di arma proibita.

Le condizioni di Mangini non sono disperate, ma è ricoverato in prognosi riservata. In serata è stato sottoposto ad intervento chirurgico negli Ospedali Riuniti di Foggia. I sanitari hanno suturato la ferita di tre centimetri che ha all'addome e hanno verificato eventuali danni ad organi interni.
Pasquale Mangini è il padre di Filomena Rita, di 19 anni, che - insieme con Sabrina Santoro, di 24 anni - è agli arresti domiciliari dal 6 maggio scorso sulla base di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Foggia Maria Rita Mancini su richiesta del pm inquirente, Vincenzo Maria Bafundi. L'arresto delle due giovani donne scaturì da indagini della polizia dalle quali era emerso tra l'altro che Giusy la sera del delitto si era allontanata con le due donne dopo aver acquistato alcuni cd in un negozio di dischi vicino alla sua abitazione.

Poco più tardi Giusy, all'insaputa di tutti, incontrò il suo presunto amante, Giovanni Potenza, di 27 anni, sposato e padre di due bambini e cugino del padre della quindicenne. Giovanni Potenza, accusato dell'omicidio, fu fermato dalla polizia nel dicembre 2004, quarantuno giorni dopo la morte di Giusy. Durante l'interrogatorio, dopo essere stato incastrato dall'esame del Dna compiuto sul suo liquido seminale trovato sul cadavere della ragazza, confessò di aver avuto una relazione con la ragazza durata qualche mese, di averla incontrata la sera del 12 novembre e di averla uccisa nel corso di una lite scoppiata perchè lui voleva lasciarla.

In questi mesi di calvario Carlo Potenza ha sempre detto nei momenti d'ira di volersi fare giustizia da solo, perchè a lui i successi degli investigatori interessavano ma la sua bambina era stata sfruttata e uccisa nel modo più vile e disumano. «Questo un padre non può permetterlo», ripeteva.
Oggi, davanti ad un bar, appena ha visto il genitore di una delle presunte aguzzine dela figlia sorseggiare una birra, non ha retto al desiderio di vendetta e si è fatto giustizia. Ha mirato al torace dell'uomo e ha vibrato il fendente. Poi è fuggito e ha abbandonato il coltello nelle campagne vicine. Si è arreso solo di fronte ai due poliziotti che lo stavano cercando. Gli stessi poliziotti che hanno partecipato alle indagini sul massacro della sua Giusy.
Roberto Buonavoglia

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