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Martedì 19 Settembre 2017 | 15:43

Papa Benedetto XVI a Bari

E' atterrato in elicottero alle 9.24 sul campo sportivo del Cus che si trova alle spalle del palco allestito sull'area di Marisabella dove ha celebrato la messa. E' ripartito alle 12.30. Sulla spianata ad accoglierlo circa 150mila fedeli.
Papa Ratzinger è entrato subito nel vivo del tema della giornata: «Riscopriamo la domenica contro il consumismo»
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BARI - Nell'Italia di oggi «non è facile vivere da cristiani». E' questa la provocazione che Bendetto XVI ha lanciato nella sua prima visita pastorale fuori dell'Urbe.
«Da un punto di vista spirituale - ha spiegato ai fedeli radunati nella spianata di Marisabella - il mondo in cui ci troviamo, segnato spesso dal consumismo sfrenato, dall'indifferenza religiosa, da un secolarismo chiuso alla trascendenza».
L'Italia descritta dal nuovo Papa appare così «un deserto non meno aspro di quello grande e spaventosò nel quale vagava il popolo ebreo in difficolta», quando Dio venne in suo aiuto col dono della manna, «per fargli capire - ha ricordato Ratzinger - che luomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore».
«E' questa la ragione - ha continuato Bendetto XVI - che ha spinto la Chiesa italiana a ritrovarsi qui, a Bari, per il Congresso Eucaristico Nazionale. Anch'io ho voluto unirmi oggi a tutti voi per celebrare con particolare rilievo la Solennità del Corpo e del Sangue di Cristo, e così rendere omaggio a Cristo nel Sacramento del suo amore, e rafforzare al tempo stesso i vincoli di comunione che mi legano alla Chiesa che è in Italia e ai suoi Pastori».
«A questo importante appuntamento ecclesiale - ha sottolineato ancora il nuovo Pontefice - avrebbe voluto essere presente anche il mio venerato Predecessore, il Papa Giovanni Paolo II: sentiamo che è vicino a noi e con noi glorifica il Cristo, buon Pastore, che egli può ormai contemplare direttamente».

Papa Ratzinger è stato accolto sulla spianata di Marisabella da circa 200 mila fedeli: la stima dell'affluenza è stata fatta dal portavoce del Congresso Eucaristico, mons.
Franco Mazza, e da Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile. Ma più che le cifre ha impressionato in questo primo breve viaggio italiano del nuovo Papa l' entusiasmo incontenibile che è esploso nei diversi settori al suo passaggio a bordo della 'papa-mobilè, un mezzo creato per il suo predecessore e fin qui rifiutato nelle tre uscite romane seguite all'elezione del 19 aprile. E il Pontefice non si è sottratto all'abbraccio della folla, rispondendo con gesti delle mani e sorrisi alle acclamazioni.

«Saluto con affetto - ha poi esordito all'omelia - tutti voi che partecipate a questa solenne liturgia: il card. Camillo Ruini e gli altri cardinali presenti, l'arcivescovo di Bari, mons. Francesco Cacucci, i Vescovi della Puglia e quelli convenuti numerosi da ogni parte d'Italia; i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i laici; in particolare quanti in vari modi hanno cooperato all'organizzazione del Congresso. Saluto le Autorità, che con la loro gradita presenza evidenziano anche come i Congressi Eucaristici facciano parte della storia e della cultura del popolo italiano».
«Questo Congresso Eucaristico, che oggi giunge alla sua conclusione, ha inteso ripresentare - sono ancora le parole del Papa all'omelia - la domenica come 'Pasqua settimanalè, espressione dell'identità della comunità cristiana e centro della sua vita e della sua missione». In proposito Ratzinger ha ricordato che il tema scelto dalla Cei, «Senza la domenica non possiamo vivere», riporta all'anno 304, «quando l'imperatore Diocleziano proibì ai cristiani, sotto pena di morte, di possedere le Scritture, di riunirsi la domenica per celebrare l'Eucaristia e di costruire luoghi per le loro assemblee». Ad Abitene, una piccola località nell'attuale Tunisia, 49 cristiani furono sorpresi una domenica mentre, riuniti in casa di Ottavio Felice, celebravano l'Eucaristia sfidando i divieti imperiali. Arrestati, vennero condotti a Cartagine per essere interrogati dal Proconsole Anulino.
«Significativa, tra le altre - ha osservato Ratzinger - la risposta che Emerito diede al Proconsole che gli chiedeva perchè mai avessero trasgredito l'ordine dell'imperatore. Egli disse: 'Sine dominico non possumus': senza riunirci in assemblea la domenica per celebrare l'Eucaristia non possiamo vivere. Ci mancherebbero le forze per affrontare le difficoltà quotidiane e non soccombere. Dopo atroci torture, i 49 martiri di Abitene furono uccisi. Confermarono così, con l'effusione del sangue, la loro fede. Morirono, ma vinsero: noi ora li ricordiamo nella gloria del Cristo risorto».
Un esempio che Bendetto XVI e i vescovi italiani indicano ai cristiani dell'Italia di oggi, mobilitati in difesa dei valori, come il primato di Dio nella vita dell'uomo ma anche la stessa dignità che deriva agli esseri umani dalla loro natura di figli, che la domenica ancora oggi simboleggia.
Salvatore Izzo

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