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Lunedì 25 Settembre 2017 | 18:48

Sesso in cambio di favori: è concussione

Se a pretendere la prestazione è un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio. L'ha deciso la Cassazione relativamente al caso di un assessore di Brindisi
ROMA - Se un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, abusando dei suoi poteri, chiede o costringe qualcuno a favori sessuali, potrà essere ritenuto colpevole del reato di concussione. E' quanto ha stabilito la Sesta sezione penale della Cassazione con la sentenza 19693, dichiarando inammissibile il ricorso presentato da D. S., assessore del comune di Brindisi con delega alle case popolari, contro gli arresti domiciliari che gli erano stati comminati in via cautelare dal 7 aprile 2004, per aver commesso due concussioni e due violenze sessuali ai danni di due donne, E. P. e M. A.
In particolare, l' uomo aveva chiesto ad E. P. «non rapporti sessuali normali, ma solo spogliarelli per poi masturbarsi dietro la scrivania» in cambio del suo interessamento a «sistemare la pratica relativa all'alloggio popolare da lei abusivamente occupato».
Il tribunale di Lecce, lo scorso 27 aprile 2004, aveva rigettato la richiesta di riesame del provvedimento di custodia cautelare emesso dal gip di Brindisi, confermando gli arresti domiciliari, nel frattempo terminati il 17 dicembre 2004. Ma, secondo la Suprema corte, la decisione del tribunale è da confermare, in quanto «in tema di concussione il termine di utilità indica tutto ciò che rappresenta un vantaggio per la persona, materiale o morale, patrimoniale o no, consistente tanto in un dare quanto in un "facere", e ritenuto rilevante dalla consuetudine o dal convincimento comune».
Secondo l'art. 606 del codice penale, ricorre il reato di concussione quando «un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe o induce qualcuno a dare o promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro o altra utilità». Ne deriva quindi, conclude la Corte, che «i favori sessuali rientrano nella categoria delle utilità, in quanto rappresentano un vantaggio per il funzionario che ne ottenga la promessa o l'effettiva prestazione».
In virtù di questa decisione dunque, D. S. non solo dovrà pagare le spese processuali, ma non avrà neanche titolo per procedere a una azione di riparazione per ingiusta detenzione.

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